Giovanni Allevi e la Grandezza della Piccolezza

Che ciascuno di noi cerchi una forma di equilibrio personale nella vita è inevitabile, anzi, diciamolo pure che la mia affermazione è un’ovvietà.
Il punto, a volte, sta nello stabilire cosa significhi realmente la ricerca dell’equilibrio, in cosa consista e se non sia la ricerca in sé , quell’equilibrio che per tutta la vita ci accompagnerà , fra alti e bassi, dubbi e certezze.
Personalmente ho sempre pensato a questa opzione, non foss’altro perché un equilibrio definitivo, forse, non l’ho mai trovato; poi ho sempre guardato alle persone definite in genere “equilibrate” e mi sono chiesta seriamente se, dietro le loro belle facce serene, non ci fosse (anche in quel caso molto ovviamente) un vissuto fatto di complicanze e routine alienanti, o , molto pià semplicemente, quel “trapezismo” che è la vita.
E magari vi starete giustamente chiedendo perché sto facendo questa riflessione a voce alta.
Sto cercando, più che altro, di entrare nel punto di vista di una persona per me veramente speciale, una persona che, come tutti gli artisti che possono essere definiti tali, e preferibilmente con la A maiuscola, hanno il dono speciale di poter toccare il divino con le proprie dita, senza forse esserne mai consapevoli: sto parlando di Giovanni Allevi, che è tornato in Sicilia giusto una decina di giorni fa, con due date live, che lo hanno visto nel triplice ruolo di compositore, pianista e direttore d’orchestra, nel suo “Equilibrium Tour”.
Negli stessi giorni, però, è uscito proprio il suo libro, intitolato “L’equilibrio della lucertola”.

Ho approfittato di questa favorevole coincidenza per farci una chiacchierata in Salotto, curiosissima di capire da dove fosse nata l’ispirazione per il suo libro. Come già accaduto in passato, la voce gioiosa di Giovanni, nel suo echeggiare a tratti divertito, a tratti incerto, ma soprattutto “Verissimo”, ha creato una sorta di magia all’interno del mio programma radiofonico ; un racconto pieno di umiltà e riconoscenza verso il pubblico, da parte del grande compositore marchigiano, in grado di consegnarci un sentimento prezioso: lo stupore.

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Antonella Insabella
Speaker o conduttrice radiofonica? Lei preferisce sicuramente la seconda opzione, per via di un appassionato amore per la Lingua Italiana. Forse per questo da bimba ogni sera apriva il vocabolario donato dall'amato Nonno Pippo per imparare una parola nuova? E a proposito, già da bimba aveva questa maledetta abitudine di addormentarsi con le cuffie e il walkman sempre acceso e, di certo, non ascoltava la musica dello Zecchino d'oro. Insomma, il sentiero era già tracciato: nel mondo della radio da 25 anni "appena", conduce, ma ancor prima cerca, idea, organizza e cura i rapporti con le case discografiche.