Non un qualunque appuntamento tematico sul vino ma una riscossa su un tema caldo: vini franchi, integri, coerenti, impegnati, che sfidano le logiche commerciali e si collocano in quelle del genuino sentimento per un territorio.

Un’occasione di incontro fra produttori biodinamici e consumatori curiosi, così NOT si è guadagnata un posto al sole nel panorama dei wine fest più importanti del Sud Italia già alla sua prima edizione.

Lo spazio esterno dei Cantieri Culturali

Una sede appropriata e idonea quella dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo che ha permesso un accesso comodo e una fruizione non dispersiva della proposta formulata dagli organizzatori Franco Virgna, Stefania Milano, Giovanni Gagliardi e Manuela Laiacona che hanno dichiarato “NOT ha creato qualcosa che prima non c’era. Una sinergia di esperienze, una dimensione di scambi, di umanità”.

In primo piano i vini ma anche i produttori, gli artigiani che giorno dopo giorno si impegnano in vigna a produrre in modo sempre più naturale, anzi biodinamico cioè attraverso una coltivazione che tende a preservare la naturalezza del terreno e dei suoi prodotti finali, interferendo il meno possibile, aggiungendo il meno possibile, a difesa e tutela di un ambiente, di una filosofia, di un vino.

A consacrare l’importanza della rassegna NOT la presenza di ospiti di rilievo come Nicolas Joly fondatore di Renaissance Italia, l’associazione che raggruppa circa 200 viticoltori nel mondo a regime d’agricoltura biodinamica. Stregato dalla Sicilia della grande energia percepita in occasione della rassegna Joly ha affermato: “Ho potuto assaggiare vini che davvero mi hanno colpito. Prodotti da chi ha compreso la vera natura del vino e come coltivare tenendo in considerazione tutte le forze, le energie che intervengono nel processo di vita”.

La Tre giorni di NOT è stata animata dal grande banco d’assaggio del Padiglione Tre Navate e nel frattempo si sono susseguite le master class e gli approfondimenti. Interessantissimo, quasi mistico l’incontro curato da Gae Saccoccio di naturadellecose.it seguitissimo wine teller che ha approfondito il vino e il contributo umano che ciascun produttore vi imprime con le sue scelte, in equilibrio tra scienza e magia.

E’ lampante che è nata un’istituzione: un’occasione di conoscenza e scambio che fino ad oggi in questo segmento è mancata, finalmente oggi c’è con un momento dedicato esclusivamente a quei produttori che per filosofia e per credo hanno deciso di sottrarre anziché aggiungere qualcosa ai loro vini.

Per questa prima edizione oltre 500 le etichette biodinamiche in degustazione con tante scoperte e tante conferme, in ordine sparso hanno conquistato palato e cuore: Anna con la sua etichetta Vino di Anna che produce sull’Etna diversi vini fra i quali uno che riposa in una grande anfora di terracotta, Cataldo Calabretta vignaiolo a Cirò, il Syrah di Stefano Amerighi dalla Toscana, il progetto Bagol’Area di Cantina del Malandrino da Riposto (CT), e ancora le grandi conferme come Aldo Viola con le sue Note di Bianco e Sinfonia di Grillo dal Alcamo (TP), Federico Graziani dal versante Nord dell’Etna, Pierre Frick dall’Alsazia, Bonavita da Faro spettacolare promontorio affacciato sullo stretto di Messina, Scirto dalla virtuosa contrada Feudo di Mezzo dell’Etna.

Vini che prescindono dalle storie dei loro produttori, e viceversa, senza eccessi né fanatismi ma con umanità: proteggere, valorizzare, raccontare con tutta la fatica e l’entusiasmo che il “creare” vino comporta.

 

Valeria Lopis
Mamma ai tempi di whatsapp, sommelier e winelover appassionata, lettrice seriale, 100% made in Catania ma con tanta voglia di importare usi e costumi nord europei, a cominciare dal loro design, così dopo una bella laurea in scienze politiche e tante collaborazioni nel mondo della comunicazione, inizia il suo lavoro nel mondo del design come arredatrice d'interni presso un prestigioso show room catanese. Social quanto basta, orgogliosa proprietaria di un vespone dell'82, a bordo del quale il mondo è sempre un posto bellissimo, capta pensieri ed energie, come tutte le donne è geneticamente predisposta a fare circa 10 cose contemporaneamente, ogni giorno è un nuovo giorno ma la domenica è sempre troppo breve!

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