Quella di Orange Fiber sembra una storia di tecno-fantascienza, ambientata in un tempo ancora lontano nel quale la sostenibilità, il profitto, la ricerca e la bellezza sono tutti elementi coesi che vanno nella stessa direzione.

Lo scarto della produzione agrumicola

Invece si tratta di una realtà concreta, che sta crescendo e che ci aiuta a comprendere l’importanza  del recupero dello scarto, in una società che usa e consuma velocemente senza preoccuparsi dell’impatto che questo atteggiamento ha sul territorio circostante.

Le arance e l’Etna, photo credit: Vincenzo Leonardi

Il brevetto dell’azienda, firmato da Adriana Santanocito – ideatrice –  ed Enrica Arena – co-fondatrice – è stato messo a punto tra il 2013 e il 2014, e racchiude un concetto semplice quanto rivoluzionario: trasformare il residuo di lavorazione dell’industria alimentare della spremitura degli agrumi in un prodotto che abbia un valore, restituendo a tale materia una seconda vita e ottenendone un tessuto di qualità e dall’alto contenuto d’innovazione tecnologica.

Enrica Arena & Adriana Santanocito – Partner e socie fondatrici di Orange Fiber

Ogni anno l’industria della spremitura delle arance produce oltre 700.000 tonnellate di sottoprodotto di lavorazione che deve essere smaltito, con costi e risultati più o meno significativi, ed ecco la genialità delle ragazze, entrambe nate a Catania, che si sono chieste come trasformare uno scarto in un’opportunità di lavoro.

A dicembre del  2015, l’impianto pilota è stato inaugurato proprio in Sicilia, dove si svolge la prima parte del processo che dà vita alla cellulosa atta alla filatura, per poi essere spedita  in Spagna, dove un partner la trasforma in filato, e in ultimo questo rientra in Italia, presso una tessitura comasca, dove viene trasformato nel finale: un tessuto di altissima qualità capace di rispondere al bisogno di ecosostenibilità e innovazione dei fashion brand.

Arance, Filati e tessuti. Photo Credit: Stefano Sciuto

Proprio per questo, il marchio Orange Fiber è stato insignito con il primo Global Change Award, premio internazionale indetto dalla H&M Foundation, per selezionare e accelerare le innovazioni con il più alto potenziale di trasformazione della filiera moda in chiave sostenibile.

Inoltre con la Orange Fiber Collection, le due giovani catanesi sono entrate a far parte dell’allestimento de “Italia: la bellezza della Conoscenza”, una mostra itinerante che vuole raccontare le eccellenze italiane in ambito scientifico tra passato, presente e futuro e valorizzare la ricerca e la tecnologia italiana nel mondo con un tour internazionale con tappe in Egitto, India e Singapore nel 2018 fino alla presentazione a Expo Dubai del 2020.

Contestualmente, dallo scorso 21 aprile e fino al 27 gennaio 2019, sarà possibile ammirare un esclusivo completo donna creato da Salvatore Ferragamo ricavato da tessuti di agrumi al V&A Museum di Londra nell’ambito della mostra “Fashioned from Nature” che indaga il rapporto tra moda e natura a partire dal 1600.

Eccolo quel “Made in Italy” che ci piace e che ha conquistato il mondo con eleganza e qualità, ecco il talento e l’ingegno delle donne nate sotto il vulcano che di un rimasuglio ne fanno un’occasione, ed ecco qui il futuro esattamente come lo vorremo, esattamente come lo costruiremo.

 

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Valeria Lopis
Mamma ai tempi di whatsapp, winelover appassionata, lettrice seriale, 100% made in Catania ma con tanta voglia di importare usi e costumi nord europei, a cominciare dal loro design, così dopo una bella laurea in scienze politiche e tante collaborazioni nel mondo della comunicazione, inizia il suo lavoro nel mondo del design come arredatrice d'interni presso un prestigioso show room catanese. Social quanto basta, orgogliosa proprietaria di un vespone dell'82, a bordo del quale il mondo è sempre un posto bellissimo, capta pensieri ed energie, come tutte le donne è geneticamente predisposta a fare circa 10 cose contemporaneamente, ogni giorno è un nuovo giorno ma la domenica è sempre troppo breve!