Cibo, identità e tradizione, intervista a Valeria Zingale

Di Simona Scandura

Ci siamo. Il 2020 volge al termine e ci auguriamo che porti via con se tutte le preoccupazioni che abbiamo dovuto affrontare.
Aspettiamo un nuovo inizio e ci auguriamo che questo 2021 sia ricco di novità.
In questo ultimo giorno dell’anno vogliamo celebrare il cibo, non solo perché oggi saremo tutti ai fornelli, ma perché il cibo in questo lungo anno ci ha insegnato tanto, ci ha fatto compagnia, ci ha consolato e reso più consapevoli.
Per farlo abbiamo deciso di intervistare Valeria Zingale giornalista enogastronomica, esperta di comunicazione, ottima cuoca.
Valeria per noi di Sudlook rappresenta un punto di riferimento.
Molte sere ci siamo ritrovare a cercare la ricetta perfetta sul suo Blog “Rossetto e Cioccolato” e abbiamo trovato ispirazione anche per una cena speciale come quella di Capodanno.


Valeria da quanto tempo ti occupi di comunicazione enogastronomica? 

«Sono ormai diversi anni che seguo il settore. Dal 2008 sono iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, prima mi occupavo di altro, poi la mia passione per la cucina mi ha aperto un mondo. Nel 2012 ho creato il blog Rossetto e Cioccolato, successivamente ho condotto dei programmi di cucina per l’emittente tv messinese RTP e iniziato una collaborazione con il quotidiano Gazzetta del Sud dove periodicamente pubblicavo degli speciali di cucina con le mie ricette. Prima ero una semplice appassionata che amava frequentare ristoranti e mangiar bene. Poi, con l’esperienza maturata, il passo è stato breve e ho iniziato a curare uffici stampa e comunicazione social di chef, ristoranti, pasticceri, panificatori, produttori. Sono convinta che il saper cucinare, la conoscenza approfondita del settore e lo studio (non si finisce mai di studiare e di imparare) siano stati tutti elementi molto utili per il mio lavoro. Adesso collaboro con diverse riviste di settore come Scatti di Gusto, Charmat Magazine, All Food Sicily e per la rivista Vaghis Viaggi e Turismo curo la sezione dedicata all’enogastronomia». 

Negli anni si sono sviluppate nuove forme di consapevolezza attorno al cibo. Cosa significa riuscire a raccontare il cibo da un punto di vista culturale?

«La cucina è il luogo dell’incontro umano che, passando attraverso l’evoluzione dei popoli, è riuscita a innovarsi, mantenendo ben saldo il contatto con la tradizione gastronomica. Il cibo racconta l’identità di un popolo, è uno dei più grandi patrimoni di cultura dell’umanità.
Per questo penso che le tradizioni alimentari siano un tesoro da difendere e diffondere. Apprezzo molto gli chef che si dedicano alla ricerca storica, così come i visionari che puntano a innovare e che riescono a comunicare il loro sapere e la loro cultura, con un linguaggio fresco e comprensibile, e che sono sempre pronti a confrontarsi con un pubblico sempre più attento e curioso. Grazie all’opera di tanti ambasciatori del gusto del made in Italy, anche col supporto delle nuove tecnologie, oggi c’è molta più consapevolezza attorno al cibo e al mangiar bene. Nel mio piccolo, ogni giorno, cerco di divulgare quel che ho imparato, partendo da valori per me imprescindibili, come l’amore per i prodotti della mia terra, la stagionalità del cibo, la sostenibilità, la qualità, la ricerca, le tradizioni». 

Un blog, un contenitore di ricette e buon cibo.Come nasce Rossetto e Cioccolato? 

«Rossetto e Cioccolato nasce per coniugare le mie passioni, la scrittura, il giornalismo e l’arte culinaria. La voglia di provare e scoprire nuove ricette e abbinamenti mi portava sempre a sperimentare nuovi piatti.
Il blog è stato come un diario in cui appuntare e conservare le mie ricette preferite per averle sempre a disposizione. Ne ho pubblicate così tante in questi anni che alcune non le ricordo più. Col tempo, Rossetto e Cioccolato si è trasformato in una creatura nuova, dove ho inserito racconti di viaggio, recensioni di ristoranti, appuntamenti da non perdere e news sul settore enogastronomici». 

Quello che abbiamo attraversato viene considerato l’annus horribilis per la ristorazione italiana. Sappiamo che ti occupi anche di consulenza, comunicazione e uffici stampa.
Come hai affrontato questo periodo con i tuoi clienti? Da dove bisognerà ripartire secondo te? 

«Ho cercato di infondere tanta fiducia e ottimismo nei miei clienti e dare, sin da subito, un supporto morale che è stato fondamentale in questo anno di grandi cambiamenti. All’inizio ho percepito molto smarrimento nella categoria, poi un po’ tutti hanno reagito e insieme abbiamo studiato delle soluzioni per affrontare la quotidianità. Gran parte di loro hanno scelto la strada del delivery con buoni risultati. In questo annus horribilis un panificatore, con cui lavoro da molti anni ormai, ha scelto anche di inaugurare il suo secondo panificio nella città di Messina. In sostanza, nessuno si è fermato, ciascuno di loro ha affrontato le difficoltà, rispettato le regole e continuato a investire in qualità. 

Se non avessero fatto la scelta scellerata di chiudere i ristoranti e penalizzare la categoria, oltre che tutto l’indotto che lavora nel settore, adesso la ristorazione vivrebbe un periodo più sereno.
Da dove ripartire? Secondo me, sempre e solo dalla qualità.
Bisognerà adattarsi alle nuove regole, continuando a credere nel futuro e in una rinascita post pandemia». 

Il capodanno si avvicina e anche se sarà una festa da trascorrere in casa sarà sempre un momento da celebrare in famiglia.
Se dovessi immaginare un menù per il cenone di San Silvestro come sarebbe? 

«Il cibo è felicità ed emozione e parto dal presupposto che il tempo impiegato per cucinare per i nostri cari è speso bene. Il menù del mio cenone di fine anno sarà a base di pesce. Per cominciare preparerò tanti piccoli antipasti che stuzzicano l’appetito: crudi di mare con le immancabili ostriche, i gamberi serviti con avocado o con melograno, le tartare di pesce. Nella tavola dei messinesi non possono mancare le cozze che possiamo preparare in svariati modi: gratinate, in pepata, alla marinara o fritte.
Per stupire i commensali con una presentazione ad effetto possiamo adagiare le cozze “scoppiate” su una vellutata di patate allo zafferano.
In anticipo possiamo preparare una caponata di mare con pesce spada o ricciola. Prima di sederci in tavola, è tempo di friggere, come da tradizione di tutti i siciliani.


Io preparerò dei tocchetti di baccalà in pastella, delle crespelle di verdure e dei cuori di carciofi impanati e fritti. Come primo piatto, visto che in tavola saremo pochissimi, azzarderò una pasta lunga: linguine con crema di cicoria e crudo di gambero di nassa agli agrumi.
In alternativa se la famiglia è numerosa andranno benissimo dei paccheri con ragù di pesce che mettono d’accordo tutti.
Per secondo preparerò dei filetti di triglia in crosta di mandorle.
Una fresca insalata di arance, olive e cipolle accompagnerà gli altri secondi di pesce, a scelta tra pescato fresco di giornata al sale o al cartoccio e involtini di spada alla brace.
Il tutto sarà accompagnato da vini rigorosamente siciliani.
Allo scoccare della mezzanotte, non mancheranno le lenticchie, il panettone artigianale, il gelo di limone e il brindisi con le bollicine siciliane».

Ecco qui i link con tutte le ricette:

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