La notizia ha avuto eco nazionale e ci ha mostrato una verità sconcertante, una storia che fa paura.
Fa paura soprattutto perché Ylenia Bonavera, ricoverata al Policlino di Messina con ustioni di primo e secondo grado sul 13% del corpo, continua a difendendere con tutta se stessa il suo fidanzato Alessio, accusato della sua aggressione a seguito di indizi importanti. Immagini che lo riprendono all’interno di un distributore di benzina mentre con una bottiglia di plastica si procura un euro di carburante, pochi minuti prima dell’aggressione.

Alessio Mantineo adesso è in carcere, il giudice ha confermato l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza.

Ylenia invece rilascia un’intervista esclusiva dall’ospedale a Barbara D’urso mostrando una fragilità sconcertante.

Ylenia diventa vittima due volte, del fidanzato e di se stessa.

Gli inquirenti diranno di lei: “è vittima di uno stato di fragilità emotiva che la vede tuttora fortemente legata al suo aggressore”.

Ylenia non lascia spazio ai suoi pensieri, non vuole sapere se è possibile o no che l’uomo che ama le abbia potuto fare del male. “Non è stato lui” continua a ripetere e poi “avrebbe potuto comprare la benzina per altro” giustifica con gli occhi lucidi e una strana aggressività, senza fermarsi un attimo a pensare a riflettere, non vuole sentire altre versioni se non la sua.

“Quella sera ci siamo visti in discoteca, ero con i miei amici, lui mi ha dato dei soldi dicendomi divertiti, ci siamo baciati, perché avrebbe dovuto farmi questo?”.

E poi attacca la madre in diretta che cerca di interrompere l’intervista dicendo che lei non lo ha mai accettato il suo fidanzato e che lo difenderà sempre fino alla morte perché lo ama.

La morte, quella scampata che ha concesso ad Ylenia la possibilità di parlare di spiegare di essere di esempio per tante, troppe giovani ragazze che si trovando davanti all’incubo di un ex aggressivo.

Non si vive, non si dorme e si rischia molte volte di diventare complici di un silenzio assordante.

selvaggiaLa giornalista del Fatto Quotidiano, Selvaggia Lucarelli interviene con un post su Facebook che attacca senza mezzi termini Barbara D’Urso.

“Il baratro è stato quando la D’Urso le ha detto: “Ma lo sai che ci sono uomini che fanno queste cose per troppo amore?”. Per troppo amore. Ecco. Se c’è un messaggio sbagliato è questo: associare l’amore alla delinquenza.
Perché se dai fuoco alla tua ragazza sei un delinquente. Punto. Non sei troppo innamorato, sei troppo criminale per stare fuori di galera”.

Un’altra reazione dai social arriva da Maria Andaloro fondatrice di Posto Occupato che scrive:

Mi scrivete in privato.
Mi chiedete “perché?”
Mi mandate schermate della ” sua esclusiva “.
Mi addolora questa storia, moltissimo.
(anche perché è la storia di tante, troppe).
Mi addolora perché un personaggio pubblico dal suo stupido seguitissimo salotto ha posto domande stupide.
Osservazioni superficiali.
E lei c’è cascata.
Fa molta rabbia.
Potevano fare a meno.
Dovevano fare a meno.
Entrambe.
Pensare che impieghi anni per scardinare in punta di piedi certi processi culturali e arriva una “professionista” dei media che in pochi minuti distrugge tutto!
Ospitando, esibendo una giovane donna che sta poco bene, mortificandola e mettendola in ridicolo.
In piazza.
Sottoposta al giudizio di tutti.
Addolora questa pagina di cronaca locale diventata glocal
Perché penso che sia tutto più terribile di quanto non appaia.
…era sola.
E sola l’hanno lasciata.
Incastrata fra i leoni da tastiera, interviste di tutte le tv e poi l’esclusiva! lo scoop!!!
Il sogno di chi è cresciuto a pane e “uomini e donne”
La diretta col santuario del futile è inutile.
Lei è ferita.
E sarà per sempre un’altra persona da quella che poteva essere.
Hanno tamponato le bruciature del corpo.
Fottendosene di quelle profonde e temo insanabili della sua anima.
È evidente, non ha nessuno accanto a lei.
Si ostina e difende chi, a parole, dice di amarla.
Lei dichiara il suo amore!
Ed è evidente che non ne conosce il significato.
Il senso.
E così dopo questa botta di “popolarità” fra qualche giorno sarà dimenticata.
Già oggi a Rimini un’altra ragazza ha subito un’aggressione con l’acido e rischia di perdere la vista.
Un sedicenne ha ucciso i genitori con la complicità di un amico
Si sposteranno tutti altrove.
E per lei, sarà davanti all’ennesima fine e ad un altro inizio.
Rintraccio responsabilità enormi.
Una inadeguatezza che ha radici lontane.
Ed una enorme solitudine.
Sono furiosa!
Addolorata e furiosa
La violenza e un problema culturale.
La violenza è una responsabilità sociale.
Questa storia è un fallimento da tutti i punti di vista.
E, come ieri sera, a me viene solo voglia di chiederle scusa.

SudLook crede fermamente che parlare di questi argomenti possa servire a non abbassare la guardia a non dimenticare e a spiegare un fenomeno che purtroppo esiste.

Ha ragione Maria Andaloro la violenza è un problema culturale. Ogni settimana vi parleremo di una storia, con testimonianze video e approfondimenti. Sarà il nostro Posto Occupato: per simbolizzare un’assenza che avrebbe dovuto essere presenza se non ci fosse stato l’incrocio fatale con un uomo che ha manifestato la sua bestialità, ammantandola di un “amore” che altro non è che disprezzo.

 

Simona Scandura
Una strana ossessione per la "mise en place", innamorata dei fiori, del caffè e di Bauman. Laureata in Giurisprudenza, docente di comunicazione politica istituzionale e sociologia della comunicazione. Iscritta all'albo dell'ordine dei giornalisti dal 2009 con un passato da cronista televisiva. Aspirante videomaker, Ha collaborato con diversi periodici regionali. Dal 2013 direttore della testata giornalistica d'inchiesta SUDPRESS. Oggi direttore di SUDLOOK!