Tutte le sfumature dei Rosati

Nella vita esistono mille sfumature come quelle del mondo del vino che ci piacerebbe piano piano raccontare.
Questa volta lo facciamo con i rosati, i vini per anni considerati quasi una “seconda scelta“ che oggi, grazie al grande impegno dei produttori, acquisiscono sempre più valore.
L’Italia è il quarto paese produttore al mondo e le richieste continuano ad aumentare.
Abbiamo voluto realizzare un focus sui vini rosati e lo abbiamo fatto con 4 sommelier siciliane.
Secondo gli ultimi dati della Regione Sicilia il numero di etichette in commercio di vini siciliani che si fregiano della tipologia rosato sono circa 120.
L’ultimo report dell’Osservatorio mondiale sui rosati registra migliori performance e sembra essere molto apprezzato da un crescente numero di consumatori soprattutto dai giovani.

ALESSIA ZUPPELLI

32 anni, un passato recente nell’ambito social media marketing alla comunicazione de visu del vino da un anno, socia Fondazione Italiana Sommelier. 

Alessia Come nasce il tuo amore per il vino?
«Come tutti gli amori, forse, quello per il vino è nato per curiosità ed è continuato per passione, trasformando la mia vita professionale e il mio approccio all’enogastronomia in generale. Quando mi occupavo di social media marketing per un noto locale uno spazio centrale era dedicato alla promozione non solo di cibo e drink, ma anche di vino ed eventi collegati. 
Questa è stata la porta di ingresso che mi ha portata a iscrivermi a un corso professionale per sommelier e percorrere sul serio questa strada. Da qui l’amore si è concretizzato». 

Cosa pensi dei vini rosati?
«I vini rosati sono spesso considerati vini facili, da aperitivo, addirittura senza carattere. In realtà, hanno una chiara identità che li rende unici, come tutti. Non esiste “un rosato” ma una rosa di rosati. Questo dipende dalle uve, dalle zone, dai metodi di vinificazione, dallo stile che ogni produttore vuole imprimere». 

Come descriveresti il loro gusto e le sfumature?

«Tendenzialmente i rosati sono vini fruttati, freschi e abbastanza “fragranti” come nel caso degli spumanti. E’ difficile sintetizzare le loro sfumature, se i fermi possono avere un carattere più “vivace” e ideali per un aperitivo finger gli spumanti rosati possono avere quella giusta muscolatura da affrontare anche un pasto importante. 
In un aggettivo diciamo che possono considerarsi abbastanza versatili, “suitable” in inglese». 

Credi che il vino rosato sia sottovalutato?
«Nella cerchia di “addetti ai lavori” noto molto interesse verso il mondo dei rosati nelle sue diverse espressioni. Il suo valore sta crescendo anche fra “comuni” fruitori, questo probabilmente visto il crescente interesse verso il settore anche in termini qualitativi». 
 
In Sicilia come racconteresti il panorama dei Rosè, i produttori danno il giusto spazio a questa categoria?
Diversi sono i rosati che in ambito siciliano, da oriente a occidente, possiamo trovare sul mercato, rispondendo a diversi gusti ed esigenze. Quindi, tutto sommato, direi che giocano anche loro un ruolo importante nella narrazione del brand Sicilia attraverso l’impegno e le proposte dei diversi produttori, i quali a loro volta imprimono il loro stile: macerazione breve o più lunga, naturale etc. 
A mio avviso ci sono uve, autoctone e le cd. internazionali che si prestano particolarmente a questo tipo di vinificazione, in Sicilia e non. 
Direi che fra i tanti, e non per “campanilismo” i rosati prodotti sul territorio etneo, e dunque da uve Nerello Mascalese, siano fra più eleganti.

Quali sono i 3 vini Rosè siciliani che consiglieresti? 

«Scegliere è sempre difficile, ma sul pantheon dei rosati siciliani starei sul versante orientale.
Le seguenti scelte sono dettate da ragioni di equilibrio, espressività, e potenza – ciascuno nelle sue differenze nuance. 


Consiglio lo spumante metodo classico brut rosè 50 mesi da uve pinot nero, e una piccola percentuale di N. Mascalese, prodotto da Terrazze dell’Etna. Ovviamente il pinot nero non è un vitigno autoctono, ma di certo è il principe dell’eleganza, credo in tutto il mondo. Lo reputo perfetto con i crostacei, o con un pesce più carnoso come il tonno. Piacevolissimo per la sua cremosità.



Passando ai fermi resto sull’Etna, sempre sul versante Nord, con il rosato Pietradolce. In questo caso il Nerello Mascalese si esprime al meglio con il suo ventaglio varietale, che vai dai piccoli frutti rossi alla rosa, consegnando al palato freschezza e una vibrante mineralità che ben si sposa con crudi, come tartare di carne o di pesce, fritture della nostra tradizione come alici o polpette di “masculini”, e perché no con una bella pizza margherita.



Infine ma non meno importante consiglio “Osa” il frappato di Paolo Calì prodotto nell’area prediletta di questo vitigno autoctono del sud della Sicilia, Vittoria. Questo vino nato dalle “sabbie è vibrante con il suo carattere quasi frizzantino e delicato allo stesso tempo, il melograno spicca nel suo profilo aromatico. Sinceramente lo berrei piacevolmente anche da solo, ma per restare sul territorio potrebbe accompagnare una profumata e fragrante scaccia ragusana».




GEA CALI’

Creativa fin dagli inizi della sua carriera professionale nell’ambito turistico/alberghiero, approda nel mondo dell’enogastronomia nel 2002. Sempre più curiosa ed appassionata winelover, negli anni a seguire intraprende il percorso formativo per diventare sommelier FIS (fondazione italiana sommelier),  e successivamente ottiene anche il wset 2 level (Wine & Spirit education trust). 
Dal 2016 contribuisce alla creazione di Locanda Don Uzzo, piccolo boutique hotel che gestisce dal 2019, ma ha già in cantiere un nuovo progetto che presto comunicherà. La sintesi della sua passione per il vino è la rassegna annuale DrinkPink in Sicily, di cui è fondatrice, grande banco di assaggi dei rosati Siciliani, ed altri piccoli eventi dove vini e produttori sono sempre gli ospiti d’onore.


Gea come nasce il tuo amore per il vino? 
«Ho vissuto parte della mia infanzia trascorrendo le estati e molti weekend nella vigna di mio nonno Vincenzino a Solicchiata (Etna). Quello era un luogo magico grazie al quale ho imparato ad apprezzare la nostra Montagna, con il suo odore tipico dei giorni di vendemmia, dalla raccolta, al mosto, alla fermentazione. Il vino imbottigliato era rigorosamente prodotto da uve miste, cioè a bacca nera ed a bacca bianca, quindi ciò che ne veniva fuori era il tipico “Pistammutta”, con un tipico colore che andava da un rosso scarico ad un rosato intenso. Il suo consumo era per uso familiare pertanto nella nostra tavola sia a pranzo che a cena non mancava mai!!
Avevo circa 10 anni quando iniziai a berne qualche sorso ogni tanto, era divertente, faceva parte della nostra cultura.
Purtroppo dopo la morte di nonno Vincenzino la vigna fu venduta, ne mio padre ne i suoi fratelli ebbero mai la stessa passione di nonno.
Crescendo il vino per me divenne un amabile liquido che accompagnava i miei pasti, ma anche occasione di momenti di convivialità e condivisione, e tutt’oggi continua ad esserlo».

Cosa pensi dei vini rosati? 
«I vini rosati hanno sempre rappresentato un punto di riferimento per me, poiché fu la tipologia di vino che sostituì quello prodotto dalla nostra vigna. Iniziai ad apprezzarlo sempre più ed a conoscerne le diverse sfumature durante i miei frequenti viaggi all’estero dove già, un po’ per moda, era presente su molte carte e durante gli aperitivi. Il vino rosato, grazie alle sue varie declinazioni, è un “passepartout”, perfetto per un aperitivo ed un giusto compromesso per abbinamenti gastronomici». 

Come descriveresti il loro gusto e le sfumature? 
«Il Rosato è un vino che “profuma”, dai frutti di bosco, ai frutti rosa (anguria, melograno, pompelmo rosa), di rose in tutte le sue sfumature, di violetta o di fiori di campo, spesso di erbe aromatiche che si affacciano a naso ed a palato lasciando un tocco finale di speziato. Una delle caratteristiche più comuni è la freschezza e la sapidità, più spiccata in certe zone della sicilia, mentre in alcune zone dell’Etna vi sono rosati in cui è possibile trovare delle note fumè, soprattutto in quelli con qualche anno in più!» 

Credi che il vino rosato sia sottovalutato? 
«Purtroppo ancora oggi c’è una grossa fetta di mercato che non riesce ad approcciarsi ai vini rosati.
Un po’ per falsi miti, cioè che proviene da una miscela scadente di Bianco e Rosso, addirittura c’è chi pensa che sia vino bianco con aggiunta di colorante alimentare, fino ad arrivare al vino da femminuccia!!, un po’ perché ancora non tutte le carte dei ristoranti hanno una sezione riservata ai rosati.
Per fortuna alcuni produttori hanno creduto nella qualità e bevibilità, in termini di piacevolezza, di questa tipologia, fungendo così da apri pista per tantissimi altri. Inoltre oggi è anche aumentata la competenza degli addetti ai lavori, soprattutto dei giornalisti enogastronomici che sempre più spesso ne esaltano le caratteristiche.  

Eventi e associazioni in Italia che hanno contribuito alla divulgazione del Vino Rosato:

  1. Puglia in Rosè (prima associazione produttori)
  2. Rosèxpo Salone Int. Del vino rosato (Lecce)
  3. Italia in Rosa (Moniga del Garda – BS)
  4. Istituto del vino rosa autoctono italiano (partnership tra 5 consorzi) costituito da circa 1 anno».

In Sicilia come racconteresti il panorama dei Rosè, i produttori danno il giusto spazio a questa categoria? 
«La risposta a questa domanda la si può ritrovare in quella che è stata la mia volontà di organizzare DRINK PINK IN SICILY, evento dedicato al vino rosato siciliano, già alla sua terza edizione, nato per far conoscere e divulgare non solo agli appassionati, ma anche ai neofiti, il mondo dei rosati. Nel 2017 abbiamo iniziato con 15 produttori per lo più dell’areale dell’Etna. Avendo ottenuto importanti consensi, abbiamo deciso di abbracciare tutta la Sicilia così nel 2018 aderiscono circa 55 cantine per poi raggiungere le 72 nell’edizione del 2019, con l’inserimento di 2 masterclass, una dedicata al metodo classico vinificato in rosa ed una alla prima grande verticale del Frappato Rosato dell’Azienda Paolo Calì. Probabilmente i tempi erano maturi e già si iniziava a dare il giusto spazio ai rosati siciliani con piccole degustazioni, ma è anche vero che questo fu e resta l’unico evento dedicato in Sicilia, che ha fatto parlare e bere i nostri vini rosé e che, nonostante il rinvio dell’edizione 2020 a causa dell’emergenza covid-19, tornerà a farlo nel 2021 con un’edizione ancora più ricca.»

Quali sono i 3 vini Rosè siciliani che consiglieresti?

«Millemetri Etna Rosato DOC Feudo Cavaliere (nerello mascalese 100%)

Zona di produzione: Versante Etna Sud-Ovest, altitudine 950 Mt s.l.m., terreni composti da sabbie vulcaniche e “ripiddu”, ricchi di minerali, ben esposti e ventilati.

Colore: rosa cerasuolo con riflessi brillanti 
Naso: Profumo floreale intenso, piccoli frutti rossi 
Palato: acidulo, fresco, con leggere note fumè, pieno e persistente

Lo abbinerei con “Il Raviolo con genovese di tonno”di Davide Guidara, chef del Ristorante SUM Catania.


Rosato i.g.t. Bonavita (nerello mascalese, nerello cappuccio, nocera)

Zona di produzione: villaggi di faro superiore e curcuraci- messina, altitudine 250–300 mt s.l.m.,terreno caratterizzato da strati argillosi e da tufi calcarei.

Colore: rosa ciliegia carico
Naso: piccoli frutti rossi, fiori, agrumi e toni salmastri  
Palato: lampone con una lunga vena sapida, un vino succoso. 

L’abbinamento perfetto? Con lo “Stocco dell’ugghiaturi”  di Gianluca Leocata, Chef del Ristorante Me Cumpari Turiddu, Catania. 

Osa! Rosato IGT Paolo Calì (Frappato 100%)

Zona di produzione: Vittoria (RG)Levigne sono coltivate su delle sabbie di mare, plasmate dal vento e dalla pioggia come dune, arroventate dal sole estivo fino a diventare inaccessibili
Colore: rosato vivo e brillante
Naso: profumo che ricorda il lampone e la rosa canina
Palato: leggermente sapido, piacevolmente tannico ma equilibrato. La presenza di un leggero pètillant permette di percepire la fragranza del profumo e una sensazione croccante al palato.

Da degustare con il “Polpo in doppia cottura con lenticchia nera e burrata” di Marco Cannizzaro, Chef del Ristorante Km0, Catania».

Perché? 
«Rappresentano tre vini “identitari”, nati da un “terroir” unico, cioè da un territorio con determinate caratteristiche del suolo, dal clima e dalla tradizione enologica del produttore che permette la realizzazione di un vino identificabile mediante le caratteristiche uniche della propria territorialità».


LUCIA AGOSTINELLO

32 anni, di madre siciliana e padre salentino. Dopo la laurea in giurisprudenza decide di archiviare i codici e dare spazio alla sua passione, il food e wine. Consegue un master in gestione d’impresa specializzato in questo settore, si diploma come sommelier Fisar.
Da un anno gestisce la Cantina Torre Mora sull’Etna.

Lucia come nasce il tuo amore per il vino? 
«Fin da piccola ho sempre avuto la fortuna di avere la presenza del vino a tavola. In famiglia è sempre stato un elemento di convivialità e condivisione. Inoltre mio zio, uno dei fratelli di mio padre, aveva un piccolo vigneto nel basso Salento che curava con dedizione. Da piccola, in vacanza, mi ritrovavo a perdermi tra quei filari che ricordo ancora».

Cosa pensi dei vini rosati? 
«Ho la fortuna di essere da parte di padre originaria del Salento, dove i vini rosati già da tempo hanno trovato il loro spazio e tanto apprezzamento.
Nella mia cultura il rosato è sempre esistito. L’ho sempre considerato un vino alla pari con un rosso o un bianco».

Come descriveresti il loro gusto e le sfumature? 
«In generale, elegante, delicato, misterioso, per nulla scontato».

Credi che il vino rosato sia sottovalutato? 
«Potrei dire che il vino rosato ERA sottovalutato. Adesso, per fortuna, sto notando un notevole apprezzamento e un’attenta ricerca da parte di molti consumatori, sia uomini che donne, grazie anche ad una molteplicità di produttori che hanno creduto e hanno investito sulla produzione questa tipologia di vino».

In Sicilia come racconteresti il panorama dei Rosè, i produttori danno il giusto spazio a questa categoria?
«La categoria in oggetto è in espansione. Noto un notevole cambiamento e una notevole inclinazione alla produzione di vini rosati. E poi, lavorando sull’Etna si sta dando tanto spazio al nerello mascalese per la produzione di vini rosati anche nella loro versione spumantizzata».

Quali sono i 3 vini Rosè siciliani che consiglieresti? 

«Scalunera Etna Rosato di Torre Mora
Osa! non è un vino tranquillo di Paolo Calì
Etna Rosato di Graci»

Perché?
 «Sono tre rosati che esprimono il territorio in maniera eccellente. Sia Scalunera che il Rosato di Graci rappresentano un’autentica espressione del vulcano. Sono freschi, con note fruttate e leggermente sapidi sul finale. Scalunera spicca per la reminiscenza di passion fruit e per i suoi ritorni minerali. Graci Etna rosato si contraddistingue per i sentori floreali e di lampone. Osa invece, è un vino che fa perdere la testa, che trasmette il calore della terra vittoriese e valorizza il frappato. E’ un vino avvolgente, pieno, con dei sentori di ciliegia, rosa canina e gelsomino. Leggermente speziato».

Con che piatti li abbineresti?


«In merito propongo un wine pairing: 
Scalunera: Crostone di pane stracciatella e pesce spada affumicato, zest di arancia e un filo d’olio
Graci: Pasta con zucchine fritte, pomodorini e ricotta salata
Osa: Sarde a beccafico




ROBERTA COZZETTO

Maître del ristorante Sàpìo di Catania, nel 2019 ha ottenuto il riconoscimento come “miglior under 30 per la sala” del Gambero Rosso. Un traguardo importante raggiunto grazie a tenacia, determinazione e passione per il suo lavoro.
Anno 1992, compagna nella vita e nel lavoro dello chef Alessandro Ingiulla. È parte integrante del progetto Sàpìo. L’amore nato tra i banchi di scuola e la stessa idea di fare ristorazione li ha infatti portati, dopo diverse esperienze di lavoro in Italia e all’estero, a condividere anche lo stesso progetto, un piccolo ristorante nel cuore di Catania.
Appassionata e determinata, Roberta ogni giorno accoglie i suoi ospiti sempre con il sorriso sulle labbra, accompagnandoli nella ricerca e nella sperimentazione dei sapori di Sàpìo, riuscendo a collegare perfettamente cucina e sala.

Roberta come nasce il tuo amore per il vino?
«Il mio amore per il vino nasce durante la frequentazione della scuola alberghiera, quando iniziammo a parlare di vino, dei metodi di produzione delle caratteristiche e degli abbinamenti. Ne ero totalmente affascinata, seguivo le lezioni con grande coinvolgimento e da lì, iniziai a sentire l’esigenza di approfondire le mille sfaccettature di questo straordinario prodotto e a maturare una sempre crescente passione per questo mondo. Studiando da autodidatta, assaggiando e confrontandomi con colleghi e produttori ho man mano affinato le mie competenze. Sono convinta, che solo attraverso il confronto, lo studio e l’assaggio un semplice calice di vino possa arrivare a regalare intense emozioni». 

Cosa pensi dei vini rosati? 
«Penso che possano essere dei vini complessi, ma allo stesso tempo “divertenti”. Quest’ultima caratteristica spesse volte porta a sottovalutare l’importanza di questi vini. Secondo me, sono dei vini di grande versatilità nel senso che si prestano ad allietare una serata tra amici ma anche ad accompagnare delle portate complesse. Il concetto di versatilità vuole significare anche differenziazione: la nostra Sicilia grazie alle diverse peculiarità territoriali regala aspetti sensoriali specifici e differenti se si fa riferimento al contesto di produzione. 

Credi che il vino rosato sia sottovalutato? 
«Io credo che, grazie al lavoro fatto dai produttori, questi vini oggi incontrano un crescente interesse da parte dei consumatori; inoltre, negli ultimi anni anche gli eventi di settore stanno contribuendo ad incentivare una maggiore conoscenza e quindi un maggiore apprezzamento degli stessi». 

Quali sono i 3 vini Rosè siciliani che consiglieresti? 
«Sicuramente sarebbe riduttivo pensare solo a tre etichette: ogni vino è espressione di una molteplicità di fattori e tra di essi, sicuramente, vi è una componente strettamente legata alla personalità di chi lo produce. Ogni vino ha delle caratteristiche intrinseche che si rendono esplicite, solo gustandoli! Io credo che, il gusto personale non può essere il metro di giudizio per la qualità di un prodotto, che va senz’altro al di là di questo. Lo stesso discorso vale per l’abbinamento, nel senso che, si può procedere ad un accostamento solo dopo aver conosciuto le specificità organolettiche del vino e ovviamente non trascurando quelle del piatto. Fermo restando questo, come dicevo precedentemente credo che siano dei vini estremamente versatili e che quindi permettono di “giocare” con gli accostamenti» 

Simona Scandura
Le good news come stile di vita. Ama i fiori, i cani e il caffè, cucina bene solo col Bimby. Laureata in Giurisprudenza, docente di comunicazione politica istituzionale e sociologia della comunicazione, da diversi anni dirige alcune testate giornalistiche rivolte a professionisti e Pubblica Amministrazione. E' direttore di EnergiainComune, la rivista green sulla sostenibilità e l'efficienza energetica che guarda al futuro. Iscritta all'albo dell'ordine dei giornalisti dal 2009 con un passato da cronista televisiva. Specializzata in Digital Pr e Uffici stampa, ha collaborato con diversi periodici regionali e agenzie di comunicazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here