sVAMPite ai tempi del Coronavirus

C’ho il blocco dello scrittore. Embè,  anche se descrivo attimi di vita vissuta non significa che non ci voglia dell’arte!
La verità è che sono abituata a strapparvi un sorriso ma oggi con tutto questo casino del Coronavirus c’è poco da stare allegri.
Anzi, io proprio resto basita, poi mi infervoro e poi mi indigno.
Per giorni sono stata una convinta fautrice dell’ #andràtuttobene, però porca miseria ci dobbiamo anche mettere del nostro, o no?

Ma andiamo per gradi: il mio lavoro, quello di tutti i giorni, in cui non posso lasciarmi andare alla mia svampitaggine, ha a che fare con i servizi tecnologici, pertanto, dato che siamo pochini, siamo in ufficio. 
Che se entra qualcuno che non si tiene a debita distanza io retrocedo fino a diventare un corpo e un’anima con il muro e a prescindere lo innaffio di alcool a 90° ma ad almeno un metro e cinquanta di distanza.
 Il mio amorevole Chef, ligio al decreto, è a casa.
In due righe abbiamo già un tot di problemi, ovvero:- “Amor ma che faccio io tutto il giorno a casa?” – “Amore c’è la cyclette, monta su e divertiti”

Ma no. Disgraziatamente per me, che ho perso orgogliosamente nonvidicoquanti chili, lui CUCINA.
E cucina BENE. E io non posso andare a correre perché non è per niente una buona idea, dato che una tombola di miei conterranei ha deciso che, alla gran faccia del decreto legge annunciato da quel gran figo di Conte, va bene andare sul lungomare in gruppi di 10, che io proprio vi prenderei a testate.
E se uno di questi c’ha il virus coronato e mi starnutisce in faccia incrociandomi per sbaglio?
 E quindi io mangio, porca vacca. Mangio e aspetto che vi ficchiate in quelle testoline di legno che se non cambiate atteggiamento, altro che 3 aprile, la quarantena diventerà di una ottantena di giorni ed io prenderò una sessantena di chili, perché ho finito i passatempi poco felici che gli avevo proposto e il Brico chiude troppo presto per fargli un super-regalo di brugole e pennelli cinghiale per sistemare quello che andrebbe sistemato a casa.

Che poi andare in giro in questi giorni è rilassante proprio. Ci si guarda in cagnesco, controllando le pupille di quello che ti incrocia per rilevare i segni inequivocabili del virus, orecchie come antenne per cogliere se quella tosse lì è secca o produttiva, occhiali a infrarossi per rilevare la febbre al primo colpo. Fai la spesa da sola, con i guanti che si appiccicano alle etichette della frutta e si sfrantecano nel tentativo di dissaldare quel tutt’uno che si è creato con il sacchetto dei manghi, litighi con la mascherina, che non si sente il profumo delle fragole e sbrigati che si entra a cinque a cinque e la gente aspetta sbuffando come sbuffavi tu cinque minuti fa. Poi esci, che le buste – di carta, perché le tue riutilizzabili meglio no, c’è il virus non si sa mai – pesano un accidenti e chissà che cavolo ci ho ficcato dentro e la confezione dell’acqua…ci vorrebbe una mano in più ma devi andar da sola e quindi speriamo che reggano. Poi vedi quelli che se sbattono amabilmente e sono scesi in due e se ne vanno belli paciosi in macchina insieme, che se lo facessi tu stai certa che il primo posto di blocco sarebbe il tuo.

Cioè io ho visto solo gli autovelox tornando dall’ufficio ma mi dicono che hanno già elevato verbali a botte da duecento euro ognuno per chi non rispetta le regole per andare a fare le cose base, ossia supermercato e farmacia. E se lo so io, lo sapete un po’ tutti. Ma allora io dico: AVETE IN TESTA LE SCIMMIE URLATRICI? Ma Santa Barbara, se non lo volete fare per la salute del vostro prossimo, nemmeno per la salute del prossimo più stretto, tipo la vostra mamma, rispettate le regole per amore della vostra tasca!

Però a me ‘sta cosa è anche servita. Per non sembrare un mostro venuto dal futuro, con la mascherina fastidiosissima che mi copre naso e bocca e mi fa appannare gli occhiali, ogni santissima mattina, mi spalmo uno strato di correttore e metto tanto tantomascara, come dice un amico nostro. E adesso vi saluto, vado a fare una maschera al cetriolo. Era tra le cose che “chissà cosa ho ficcato in queste buste” e a me manco piace.

Maura Ricciardi
Corre sempre. Per combattere la ciccia o solo perché é in ritardo, corre. Ogni tanto inciampa, ma é perché ha perennemente il naso all'insù a seguire una farfalla o il volo di un gabbiano o...guarda quante stelle! Costantemente combattuta tra un tacco 12 e una scarpa da running. Nella ferma convinzione che una risata ci salverà.

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