Il Gin alla conquista dell’Etna: la declinazione vulcanica nella mixology

L’Etna è di per sé un brand che ormai accoglie il favore di tanti segmenti di mercato. Lo confesso, io ne sono fortemente innamorato e sono contento che questo territorio mi concede di poterne raccontare le sue tante eccellenze.

L’Etna è famosa – oltre che per le esplosioni di fuoco ed eruzioni – per i suoi itinerari. ‘a Muntagna riesce a coniugare ai paesaggi mozzafiato una sempre maggiore attenzione in campo gastronomico: olio, conserve, birre artigianali, primizie. Oltre ad essere patrimonio dell’Unesco è uno dei maggiori centri di produzione vitivinicola di qualità, un attrattore naturale di turisti e winelovers.

L’Etna è questo e tanto altro, ma soprattutto una parte di cuore di ogni vero etneo.

In questa zona sono diverse le distillerie e i liquorifici presenti. Come tante ormai le etichette di liquori, amari e distillati. Spesso sono aziende di giovani che ‘sfruttano’ questi impianti per portare avanti i loro progetti. Ed a loro che oggi vogliamo dedicare questo spazio, contrandoci sulla produzione dei Gin. 

Cos’è il Gin?

Tra le scelte più in voga negli ultimi anni, uno spazio significativo di mercato nella mixology è sicuramente coperto dai gin. Una vera e propria cultura del buon bere si muove in chi ricerca sempre nuove esperienze dettate anche dalle tante ricette di gin – tanti artigianali – che si muovono sugli scaffali dei locali.

Bevuto secco o mixato con tonica (anch’essa molto importante per valorizzare al meglio le caratteristiche del gin) è anche molto apprezzato nei cocktail classici o nelle interpretazioni dei barman.

Il gin – per essere chiari – è un alcolico che nasce dalla rifermentazione di una base composta solitamente da cereali, e nella quale devono necessariamente essere presenti le bacche di ginepro. 

Come si riconosce un buon Gin?

Non tutti forse sanno che il prototipo di gin nasce in Italia inizialmente come medicina. In realtà già ai sui tempi Plinio il Vecchio scriveva di come il ginepro curasse il mal di stomaco. Nel XI secolo, la pianta di ginepro era uno fra i primi ingredienti che i monaci italiani, distillatori di ‘acqua vitae’ dal vino sfruttavano per infondere proprietà curative. Certo, oltre alle proprietà terapeutiche portava allo stato di ebrezza.

Fu quando si sostituì – per vie dei costi elevati dell’uva dati dalla distruzione dei vitigni – con il distillato di cereali misto a ginepro (spacciandolo per acqua di ginepro) che abbiamo il primo prototipo di gin. 

In molti considerano il Jenever olandese il prototipo di gin. Le bacche aromatiche del ginepro erano infatti l’aromatizzante principale del jenever e poi del gin. Esse venivano poste in infusione in alcol d’origine cerealicola, dopo di che, terminato il periodo, variabile a seconda delle differenti scuole e dalla volontà mastro distillatore, si procedeva nuovamente alla distillazione , per ottenere un prodotto trasparente, dall’aroma balsamico abbastanza pungente. È a Londra – da sempre uno dei maggiori mercati degli alcolici – che abbiamo l’esplosione dei gin.

La parola chiave di un buon gin è “equilibrio”. Oltre ad avere ovviamente una bella nota di ginepro che è l’ingrediente principale, occorre percepire il contributo di tutte le botaniche, così come del rifermentato di cereali e dell’eventuale passaggio in legno che deve produrre note sensoriali armoniose, piene e persistenti.

I Gin etnei

Negli ultimi anni anche il territorio etneo ha visto il boom di produzione. Oggi sono diversi i Gin che vengono prodotti e si rendono protagonisti dei cocktail della movida etnea e non solo.

Il ginepro è presente in tutta la penisola italica, ma non tutti forse sanno che sull’Etna – a partire da un’altitudine di 1800 metri circa – crescono e maturano spontaneamente le macchie di ginepro etneo. La roccia vulcanica conferisce – così come ad altri prodotti del vulcano – un carattere minerale distintivo.

Caratteri floreali, agrumati e aromatici – declinati in maniera diversa – sono elementi che caratterizzano i gin etnei. Di seguito – in ordine alfabetico – alcune produzioni:

Etna Gin
Prodotto da Amacardo azienda di Giarre, è una delle intuizioni di Maurizio Belfiore. Questo gin nato come compound nella sue prime versioni, oggi viene prodotto con metodo premium distilled gin con alambicco discontinuo: oggi, tutte le botaniche vengono distillate.

Oltre all’immancabile ginepro, carciofino dell’Etna, arancia, finocchietto selvatico e coriandolo presenti già nella prima versione, nella rinnovata ricetta sono stati aggiunti anche limone, rosmarino, salvia, menta piperita e altre botaniche tenute segrete. Il risultato è un gin con profumi molto delicati che si apprezza sia liscio che miscelato. Una scelta, questa seconda ricetta, che rende giustizia al packaging che sembra voler richiamare un delicato profumo. Un bell’equilibrio.  

Gradazione 40%, bottiglia da 70 cl

Etneum
Giuseppe Librizzi, dopo Etnabitter, punta alle botaniche etnee per valorizzare un distillato di grano e ginepro inglese. Al naso profumi di fiori di sambuco, zagara, violetta e alcuni toni balsamici, agrumi quali limone a buccia gialla e bergamotto. Prodotto in piccole quantità – con bottiglie numerate a mano – in compound (dopo la prima distillazione di cereali vengono infuse le botaniche), l’ingresso morbido al palato lascia strada ai profumi siciliani quali limone, bergamotto, all’immancabile ginepro molto equilibrato.

Gradazione 42%, bottiglia da 70 cl

Ionico Gin Marino
Gin prodotto dai fratelli Pistone con il metodo compound a Belpasso differisce dagli altri ‘competitor’ locali per la presenza salina. Alla macerazione alcolica di alcol di cereali purissimo viene mixato infatti  una soluzione idrata con sale marino del Mediterraneo per poi aggiungere in macerazione ginepro, salvia, rosmarino, mirto, cardamomo, arancia dolce e arancia amara, pompelmo e fiori di zagara.

Il nome e l’etichetta richiamano al nostro mare, offrendo una bella esperienza gustativa. Al naso tutte le botaniche si fanno strada, ma l’esplosione è in bocca in cui la marcata sapidità iniziale lascio spazio alle note speziate.

Gradazione 43%, bottiglia da 70 ml

Volcano Gin
Il primo gin prodotto in territorio etneo: è nel 2018 che esce nel mercato il progetto di Alessandro Malfitana, Diego Pollicina e Stefano Lo Giudice. Questo gin viene prodotto con metodo cold compaunding (macerazione a freddo di ogni singolo botanico e successivo assemblage) in cui al distillato di cereali viene aggiunta la nocciola oltre al ginepro, la ginestra etnea, il finocchietto selvatico e l’arancia amara. Il risultato? Al naso profumi speziati ed aromatici selvaggi lasciano spazio ad una bocca avvolgente con elegante struttura in cui le note vigorose del finocchietto selvatico, del ginepro e della ginestra si fanno largo tra sfumature agrumate e peperine. Un prodotto concepito con un packaging molto elegante e con un tappo in pietra lavica. Un chiaro modo per voler richiamare i caratteri del vulcano presente in questo gin soprattutto con la ginestra, la macchia gialloverde nel deserto lavico.

Gradazione 41%, bottiglia da 70 ml

I cocktail con i gin etnei a casa. Le ricette di Luciano Ferlito:

In questo momento di lockdown abbiamo pensato a chiedere a Luciano Ferlito, uno dei volti della mixology catanese, delle ricette da poter fare a casa con i gin etnei.

Luciano Ferlito “Mi piace pensare ai miei drink con uno stile moderno ma strettamente legati al territorio”
Catanese, da oltre 20 anni nei circuiti alberghieri, sommelier e barmanager, regionalista convinto: nei suoi cocktail utilizza prodotti autoctoni esaltandone colori, odori e sapori.

Con ETNA GIN
Ingredienti:
½ cucchiaio di marmellata di agrumi
1 tazzina di Etna Gin
½ tazzina di limoncello

Procedimento. Mettere tutti gli ingredienti dentro uno shaker oppure il classico contenitore per il caffè freddo, colmare con ghiaccio e shakerare per almeno 10 secondi. Filtrare con l’ausilio di un colino all’interno di un Tumbler basso a sua volta colmo di ghiaccio.

Con ETNEUM GIN
Ingredienti:
2 cl di Marsala
2 gocce di colatura di alici
1 tazzina di Etneum Gin
Procedimento. Mix glass o bicchiere capiente, ghiaccio e Marsala. Mixare per 6/8 secondi e svuotare il contenuto. Aggiungere la colatura di alici e una tazzina da caffè di gin Etneum. Mixare per altri 10 secondi aiutandosi con un cucchiaino e filtrare con un colino in una coppetta ghiacciata.

Con IONICO GIN
Ingredienti:
5 cl Ionico Gin
Sciroppo di rosmarino
½ limone
Acqua tonica
Procedimento. In un tumbler alto (o bicchiere simile) riempirlo di ghiaccio versare Ionico Gin, mezza tazzina da caffè di sciroppo di rosmarino e aggiungere mezzo limone spremuto. Colmare con acqua tonica.
Per lo sciroppo di rosmarino. Sciogliere 150g di zucchero in 100 di acqua, portare a bollore. Coprire il pentolino con della pellicola (a fuoco spento) con gli aghi di 2 rametti di rosmarino all’interno per circa 7/8 minuti. Filtrare con un colino.

Con VOLCANO GIN
Ingredienti:
1 pomodorino
2 foglie di basilico
5 cl Volcano Gin
Procedimento. In un bicchiere capiente che possa assomigliare ad un mix glass, schiacciare un pomodorino con 2 foglie di basilico. Aggiungere ghiaccio e 5 cl di gin Volcano quanto 5 cl. Mescolare e filtrare con un colino all’interno di una coppetta.

Francesco Chittari
Catanese e siciliano fiero, vista la fuga dei cervelli ha deciso di puntare sul fegato: sommelier del vino e amante delle birre artigianali, organizza eventi coniugando passione, eccellenze e territorio. Non solo il bicchiere, è amante anche dei piatti e della buona cucina. Ama girare e conoscere palmo a palmo la nostra bellissima terra ed esplorare il mare. Curioso e caparbio, ricerca storie interessanti da raccontare. Social per professione, cura il marketing e la comunicazione per le aziende.

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