Identitè, il tessuto come seconda pelle

Di Sudlook

E’ partita mercoledì 22 e si sviluppa fino a giovedì 30 settembre la residenza di creazione “Identitè” che Zō Centro culture contemporanee di Catania realizza con la regista Antonella Amirante, fondatrice della compagnia francese AnteprimA.
La residenza, nelle giornate da venerdì 1 a domenica 3 ottobre, sarà seguita dalla parte performativa del progetto.
La compagnia AnteprimA da sempre mostra un particolare interesse per scritti contemporanei e forti temi sociali. Offre un teatro che affronta temi con cui si confronta la nostra società e che ci interrogano come cittadini.
Afferma un approccio artistico accessibile a tutti e non elitario, e si sforza di lasciare più spazio possibile alla riflessione individuale. “Identitè” parte dal tessuto, componente principale dell’indumento, che permette un approccio sociologico dei popoli. L’abbigliamento è l’espressione dell’identità e della personalità dell’individuo nella società. Alla residenza da partecipano 15 allievi, alcuni dei quali portatori di disabilità, alcuni di tipo fisico, altri di tipo psichico. Un gruppo di lavoro coordinato dall’attrice Pamela Toscano, che di è responsabile dell’organizzazione, e che in questo progetto curerà il lavoro sui testi.

Antonella Amirante, torinese, vive in Francia ormai da tanti anni. A Lione, 11 anni fa, ha creato la sua compagnia AnteprimA. La compagnia realizza il progetto “Identitè” con pubblici diversi (scuole, collegi, ospedali, case di cura, carceri), sia Francia che all’estero. Obiettivo è permettere a tutti di sentirsi un elemento essenziale di un’opera comune, un pezzo unico che compone lo stesso puzzle senza confini. «Sono spettacoli con tematiche sociali forti – spiega Amirante -, abbiamo trattato temi come l’emigrazione, l’aborto, la radicalizzazione islamica dei figli, tema molto sentito in Francia. “Identitè” nasce da uno spettacolo che si chiama “10 kg” che è nato lo scorso anno ma che ancora non è stato visto in Francia che parla di una ragazza, figlia di una famiglia atea, che abbraccia l’islam più radicale. La madre ha voluto rendere pubblica la sua testimonianza che è diventata uno spettacolo, e per evitare di mettere burqa e veli ho costruito la scenografia con dei tessuti in cui la ragazzina cerca la sua identità. Qui a Catania non voglio parlare di radicalizzazione ma ho voluto mantenere il lavoro con i tessuti e sull’identità, partendo da un’esperienza realizzata in Francia in alcune scuole e con delle donne rifugiate, e lo stesso farò in Marocco fra tre settimane, con donne che hanno subito violenza. L’idea è di presentare tanti tessuti diversi, ed ognuno sceglie il tessuto che lo rappresenta di più. E a partire da lì ognuno si racconta attraverso il suo tessuto».
«In ogni luogo lavoro in sinergia con un autore, che qui a Catania è Pamela Toscano – prosegue la regista -. A noi si unirà da lunedì 27 settembre la mia fotografa Paulina Fuentes che cercherà di cogliere la posa in cui questo tessuto rappresenta un po’ la seconda pelle. Le foto saranno poi esposte col testo impresso sopra. Ogni volta che rappresento questo progetto porto le foto realizzate nei progetti precedenti. E per il vernissage si inventa un workshop pensato per il luogo e il pubblico del momento. Questa è l’idea iniziale, ovviamente, quello che realizzeremo lo scopriremo pian piano nei prossimi giorni».
«E’ un progetto teatrale e di scrittura – aggiunge Pamela Toscano -. Per questa residenza di creazione ci vedremo tutti i giorni per tre ore al giorno con un gruppo di 15 persone di cui la metà sono portatori di disabilità alcuni fisica alcuni psichica, mentre il resto sono normodotati. Da venerdì 1 a domenica 3 ottobre ci sarà una forma di restituzione pubblica attraverso la parte performativa della residenza, che ovviamente adesso non sappiamo che forma avrà, sia per i testi che nasceranno sia per l’impianto scenico. Si conoscono i temi di partenza e le tecniche. Il training teatrale sarà molto forte, la scrittura creativa collettiva sarà molto forte. Chiaramente è una concezione non tradizionale del teatro, un teatro di movimento, itinerante, interattivo. C’è un’idea di una forte commistione delle lingue, italiano, francese e inglese – tra i partecipanti un ragazzo della Guinea, e due nostri volontari internazionali, uno portoghese ed uno spagnolo. Anche sul linguaggio si dovrà fare un gran lavoro soprattutto con i ragazzi con disabilità».

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