Il titolo “Giustizialisti” è provocatorio e se vogliamo anche ironico.
Risponde in anticipo a chi, dopo la lettura, prenderà una posizione nei confronti degli autori.
Due magistrati, il catanese Sebastiano Ardita e il collega Piercamillo Davigo, provano a spiegare ai non addetti ai lavori come funziona la giustizia in Italia e quali sono i meccanismi di un sistema che funziona male.
Perché “così la politica lega le mani alla Giustizia”.
Un libro sull’eterno scontro tra magistratura e politica.

Un viaggio nelle aule dei tribunali, nelle Procure e nelle carceri dove i paradossi della legislazione implicano decisioni al limite della decenza e dove la giustizia diventa spesso ingiustizia.
Nell’introduzione di Marco Travaglio si racconta la lungimiranza, la chiarezza e l’estrema semplicità del linguaggio degli autori.
Dal “sovraffollamento” delle carceri, (ogni anno- secondo le statistiche di permanenza media dei detenuti- entrano in carcere 90 mila persone e ne escono 80 mila), alla figura “dell’incensurato a vita”con le sue conseguenze, per finire nella “prescrizione eterna” tipica dell’ordinamento italiano.

Ieri la presentazione del libro si è svolta presso la libreria Feltrinelli di via Etnea a Catania. Presente all’incontro molto partecipato, anche Nicola Gratteri procuratore della Repubblica di Catanzaro.

Sebastiano Ardita è anche l’autore di Catania Bene, il libro che racconta il profilo criminale della mafia catanese che si infiltra nella società penetrando nelle istituzioni e nel mercato e che merita di essere letto dai giovani studenti catanesi.
Oggi questa nuova lettura della giustizia e del rapporto tra magistratura e politica aiuta a comprendere meglio in meccanismi del sistema italiano.