Giorgio Seminara, la gioia di imparare

Si fa un gran parlare – sovente a ragione, talora a sproposito – di “cervelli in fuga”. Che esista il problema è innegabile. Ma esistono anche storie, che come sapete qui a Sud Look ci piacciono tanto, che dimostrano come un futuro sostenibile c’è, e si regge sulle spalle di giovani talentuosi e coraggiosi.

Oggi vi parliamo di Giorgio. Giorgio è un ragazzo sì fortunato, ma che ha saputo sfruttare il buon vento in suo favore con virtù e lungimiranza. “Rampollo” (si sarebbe detto un tempo) di una nota e apprezzata famiglia di giuristi di lunga e consolidata tradizione, Giorgio Seminara ha ricevuto una sola raccomandazione: quella di studiare. Nessuna strada pretracciata, nessun dogma o diktat. Solo una richiesta: applicarsi. Che si è rivelata un’opportunità. Colta appieno.

Rimane nel solco familiare degli studi giuridici, per passione. E lo fa a modo suo, mettendosi alla prova, “guardando oltre”. Oltreoceano, ad esempio, quando ad appena 17 anni, da allievo del liceo “Mario Cutelli” di Catania, decide di trasferirsi un semestre in America, al Liceo di Tacoma, vicino Seattle. A tre ore di auto da Vancouver, Canada, dall’altra parte del mondo.

Sembra proprio aver assimilato bene la famosa lectio magistralis di un eminente americano (quello Steve Jobs  tante volte citato ma non tante seguìto), perché Giorgio è un ragazzo affamato di vita, di nuove scoperte, curioso e determinato nel perseguire i suoi obiettivi.

Chi ti ha spinto fino al Pacifico settentrionale?

Una decisione presa in assoluta autonomia. Io volevo partire; mia mamma e mio fratello Giulio mi hanno appoggiato moltissimo, e mio padre ha concesso. Più o meno sono stati questi i tre gradi differenti di entusiasmo in famiglia.

È la prima importante esperienza fuori dall’Italia, ma non l’unica della tua formazione internazionale

Al quarto anno di giurisprudenza sono partito per l’Erasmus ad Alicante, uno dei centri universitari più grandi di tutta la Spagna. Un’esperienza meravigliosa che ti apre la mente, ti dà proprio una weltanschauung differente su qualunque cosa. Ho affittato una camera appositamente con studenti stranieri. Condividevo casa con uno spagnolo, un giapponese, una tedesca, uno sloveno e un indiano. Con loro e gli amici dell’Erasmus organizziamo un raduno annuale.  

Hai vissuto lontano, parli fluentemente inglese e spagnolo, eppure Catania è rimasta il centro della tua vita. Come mai?

Va un po’ di moda oggi tra i neo diplomati l’idea di andare a studiare fuori, per poi trasferirsi definitivamente, ispirati dal detto “Cu nesci arrinesci”. L’idea, lo confesso, aveva accarezzato anche me. Ma avendo la passione del Diritto, e sapendo che Giurisprudenza a Catania è eccellente, ho deciso di rimanere, anche perché credo nell’importanza delle radici, e nel dovere di ognuno di noi di fare qualcosa per la propria Polis.  

Ti sei laureato in meno di cinque anni con una tesi sulla responsabilità sanitaria.

Spesso, a casa sentivo raccontare  cause riguardanti la responsabilità sanitaria. Il giorno 11.11.19 sono state dalla Cassazione pubblicate 10 sentenze innovative sul tema, e quindi, quando pochi giorni dopo ho richiesto la tesi al  prof. Ugo Salanitro, la scelta è caduta sul c.d. decalogo di San Martino, che appunto fissa le nuove regole della medical malpractice.  Sono stato anche “fortunato” per aver preso il Covid, col che non sono potuto uscire di casa per mesi, nei quali ho scritto la tesi.

Com’è lavorare nello Studio di tuo padre?

È molto più bello di quanto immaginassi. Ho sempre pensato che mio padre fosse un bravo professionista: del resto, è 40 anni che studia e lavora tantissimo.  Ma la piacevole sorpresa è stata trovare uno studio molto organizzato, con tanti soci e collaboratori esperti, ognuno nel suo campo, ed affiatati tra loro.  Tutti i talenti dello studio sono connessi, e la perfetta organizzazione rende gli atti  di ciascuno un’unica azione sinergica. C’è, a monte,  un’organizzazione poderosa che rende il tutto possibile e facile. I primi giorni di lavoro li ho passati solo a scoprire come fosse organizzato lo studio, con i software interni, le directory e i file, e ancora non ho finito di imparare.

Come ti hanno accolto i soci e i collaboratori dello studio?

Tutti molto bene. La facoltà di Giurisprudenza catanese, che ho lodato ampiamente, difetta (come  tutte le altre, del resto) per la parte pratica. Che quindi sto ora apprendendo in Studio: gli Avvocati che passano del tempo con me per insegnarmi qualcosa,  lo sottraggono al proprio: ciò  per investire su di me, così che io costituisca per lo Studio non più una voce negativa, ma una voce produttiva positiva.

Tocca a me dimostrare massimo impegno e disponibilità. Non sono nessuno, sono solo un praticante e vengo corretto, com’è giusto che sia.

In famiglia coesistono due filoni, uno forense e uno creativo artistico letterario.

Vero. Ad esser precisi, considerati i nonni, quattro zii, e i miei genitori, Giurisprudenza batte Lettere 8 a 2.  Mio fratello Giulio ha scelto Lettere: subito  dopo la laurea si è trasferito a Roma, e da giornalista scrive per il Riformista e il Foglio, e pure collabora al programma di La7  “Non è l’Arena”. Mia zia Elvira Seminara è giornalista, scrittrice, romanziera di successo; la sua figlia maggiore, mia cugina Viola Di Grado ha vinto il premio Campiello Opera Prima, ed è stata la più giovane finalista del Premio Strega.  Più di uno in famiglia coltiva il pallino della narrativa. Ognuno di noi segue le sue passioni:  in comune c’è  l’amore per la parola. Usata sempre con rispettoso piacere o per narrare, o per persuadere.

Quindi, contrariamente a tuo fratello, i codici sono la tua vita?

Giurisprudenza e avvocatura mi sono sempre apparse il mio percorso naturale. Non mi è stato chiesto, ma spero di poter essere degno dell’apporto al Diritto dei miei familiari. Ho del resto solo 24 anni, e sul mio comodino non ho solo il Foro italiano o riviste scientifiche (ride). In questo momento sto leggendo “Open” di Agassi. Il tennis è una passione per me, da ragazzino l’ho praticato a livello agonistico. E poi, come tutti, le partite di calcio con gli amici, il cinema. E mi ritengo “tecnologico”: sono nato nel ‘96, sono contiguo ai nativi digitali. E proseguo ad amare il viaggio, per allargare sempre più i miei orizzonti e la mia visione del mondo. Se non fosse esplosa la pandemia di Covid-19, mi sarebbe piaciuto un viaggio in Sudamerica, magari con Claudia con cui sto da tre anni.

Sei giovanissimo, promettente, ma cosa diresti se ti chiedessi di fare il “punto” della strada che hai fatto sino ad ora?

Riconosco di esser stato fortunato, per le opportunità che la vita mia ha offerto e mi offre, per il percorso di studi nell’ateneo catanese, per le esperienze all’estero, per la dimensione professionale che ho scelto e che amo e per poter vivere qui. A fronte di dette fortune, ho il carico della responsabilità di non deludere i miei congiunti, e per questo sono a sera tardi io a chiudere lo Studio…  

Spero di fare bene l’avvocato, ed anche di potere -nelle vacanze che lo Studio mi concederà- viaggiare,  per comprendere meglio il potenziale di Catania e della Sicilia, che non ha nulla da invidiare a nessun’altra parte del pianeta.

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