Andiamo li, padiglione Sicilia. Voglio assaggiare un po’ di Etna”. Una delle tante affermazioni che si riesce a sentire a Veronafiere. Siamo alla chiusura del Vinitaly, la 53^ edizione della fiera italiana sul vino più importante che dal 7 al 10 aprile si è svolta nella città dell’Arena.


Il risultato straordinario che i nostri produttori stanno raggiungendo, in particolare sull’Etna, è evidente, e in questi contesti di valorizzazione con portata nazionale e internazionale diventa ancora più marcato. Una grande attenzione verso il nostro territorio ricco di diversità uniche, apprezzato sempre più da winelovers e professionisti del settore.

Occorre fare i complimenti per il lavoro svolto e per la buona riuscita della manifestazione nel settore Etna al consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela dei vini dell’Etna Doc, guidato da Antonio Benanti, per aver consentito alle quaranta aziende etnee di partecipare al Vinitaly con ottimi risultati. La Doc Etna infatti ha scelto di proseguire il lavoro cominciato la scorsa edizione dal vecchio direttivo e rappresentarsi con una immagine di unicità e riconoscibilità: tutti gli stand del consorzio oltre ad essere vicini, si sono caratterizzati per avere il colore comune – il grigio scuro, quasi a richiamare la sabbia e la pietra nera del vulcano – delle pareti di tamburato degli stand. A perimetrare la zona occupate dalle aziende etnee, grandi striscioni – in alto – per essere visibili da tutto il padiglione Sicilia. Nei corridoi monitor con i loghi delle aziende in scorrimento. Primi passi verso una identità forte da comunicare così come altri consorzi e areali di produzione italiani già fanno al Vinitaly, ma soprattutto nella quotidianità.

I partecipanti del Vinitaly hanno avuto tante conferme dall’Etna, così come tante sono le novità. Chi è stato presente a Verona, ha avuto l’opportunità di provare in anteprima il Saeculare, l’Etna Rosso riserva de I Custodi delle vigne dell’Etna, una delle cantine aderenti al consorzio de I Vigneri, il progetto in cui è protagonista Salvo Foti e “punta alla produzione delle uve con l’alberello” come ci dice Mario Paoluzzi. A dare vita a questo vino, una vigna secolare in contrada Feudo di Mezzo. Nello stand presenti anche Simone e Andrea Foti, i figli di Salvo, introdotti in azienda per permettere di raccontare l’esperienza de “I Vigneri” agli eventi e far degustare le proprie etichette.

Parlando di novità occorre citare Fabio Costantino di Terra Costantino, che ha presentato il suo Rasola 2018, il vino “come si faceva una volta” mettendo cioè tutte le uve dei vigneti di proprietà dell’azienda nel versante sud-est dell’Etna, un progetto fortemente voluto dal padre.

Jacopo Maniaci, responsabile delle relazioni di Tenute di Fessina – oltre a far provare tutte le nuove annate – ha dato l’opportunità di degustare il Musmeci Etna Rosso 2014 ottenuto da una particella delle vigne di Rovittello e il Musmeci Etna Bianco 2015, un Etna Doc Bianco ottenuto dalle vigne Caselle.

Anche Francesco Cambria, cantina Cottanera ha presenta le sue novità: il contrada Feudo di Mezzo e l’altro Etna Rosso Doc Contrada Diciasettesalme, due vini del versante nord dell’Etna che vengono attenuti dai vigneti di proprietà dell’azienda. Un versante in cui produce anche la cantina Girolamo Russo che ha presentato a questo Vinitaly il Contrada Calderara Sottana 2017, un Etna Rosso che mira a raccontare il territorio con il linguaggio dei “cru” etnei.

“La selezione della selezione” così Riccardo Negri ha presentato l’Arcuria Sopra il pozzo Etna Rosso 2015 della cantina Graci, una etichetta che nasce da una selezione che viene prodotta solo nella migliori annate delle uve provenienti dal vigneto di Arcuria. Parlando di selezione occorre citare il gran vino che Sofia Bosco ha permesso di degustare ai professionisti presenti, Vico Etna Rosso delle Tenute Bosco, ottenuto da vigna prephylloxera. Un lavoro seguito da Salvo Giuffrida, agronomo della cantina che cura anche il progetto Etna di Donnafugata che ha presentato il suo Etna Rosso Fragore 2016 prodotto dai vigneti di Contrada Montelaguardia.

Anche Frank Cornellissen presente con la gamma completa dei suoi vini: oltre al Susucaru rosato e rosso, tutti i vini ad etichetta Munjebel (Munjebel bianco, la selezione Munjebel VA prodotta solo in magnum in pochi esemplari, il Munjebel rosso e i campioni di vasca dei “Cru” Rossi) Magma compreso, il vino ottenuto dalla prima proprietà di Frank sull’Etna e magistralmente raccontato da Giacomo. Un vino con la bottiglia decorata dalla scritta Magma fatta a mano dalla moglie di Frank.

La cantina Benanti, con Antonio, Salvino e il Cavaliere, ha presentato al pubblico del Vinitaly il suo Contrada Cavalieri 2017 Etna bianco (Carricante in purezza) e il Contrada Cavalieri 2017 Etna Rosso ottenuto da nerello mascalese in purezza. Due nuovi Contrada, tra i primi sul versante sud-ovest a 950 metri sul mare, un versante ancora poco valorizzato che promette bene per il futuro dell’Etna. Basta ricordare che Gaja ha comprato li insieme a Graci per lanciare il progetto etneo.

Di carattere diametralmente opposto rispetto a chi lavora su etichette che rappresentino le contrade o alcune sottozone è il “Koinè” Etna Rosso Riserva di Antichi Vinai che viene prodotto con uve provenienti dai diversi versanti della Doc per “rappresentare l’Etna nella sua totalità”. Un territorio in cui si produce e si sperimenta tanto, anche vini fuori disciplinare Etna Doc. È il caso della piccola azienda Santa Maria La Nave che vinifica e spumantizza tra gli altri il Grecanico dorato di proprietà, coltivato sopra i mille metri, una delle vigne più alte del territorio Etneo.

È doveroso segnalare anche il progetto di Daniela Conta, Cantina Theresa Eccher presente con i cru e vecchie annate, e l’azienda Filippo Grasso, rappresentato e raccontato a Verona da Mariarita Grasso, che ha presentato le nuove annate e le nuove etichette come solo le donne del vulcano sanno fare. Caratteristica anche di Arianna Vitale, vulcanica Donna del Vino, con cui abbiamo avuto il piacere di assaggiare anche l’Etna Rosato Doc, il nuovo nato in Tenute Mannino di Plachi, un prodotto che completa il cerchio delle etichette già prodotte in bianco, rosso e l’apprezzatissimo spumante. Altro spumante prodotto sul vulcano e molto apprezzato è il Mon Pit rosato, orgoglio di Gina e Francesco Russo di Cantine Russo, presenti per raccontare anche l’impegno che in casa Russo si mette per la valorizzazione del territorio. Un sentimento condiviso dalle aziende etnee, che anche nel caso dell’azienda Calcagno mira alle contrade: presenti a Verona con Arcuria 2016 e Feudo di Mezzo 2016, entrambi Etna rosso Doc.

Un’attenzione anche di chi produce ‘piccoli’ numeri – come nel caso di Fischetti – ma che mira alla grande qualità come valore del vino dell’Etna. Obiettivo fissato anche nei vini di Margherita Platania di Feudo Cavalieri, Masseria Setteporte di Piero Portale che coltiva nello stesso versante, Ciro Biondi e Palmento Costanzo rispettivamente versante sud-ovest, sud-est e nord del nostro Vulcano. Un Vinitaly davvero interessante che ha dato l’opportunità anche di assaggiare lo spumante metodo classico Etna doc sessanta mesi sui lieviti presentato per i 120 anni di Cantine Nicosia, presente con un doppio stand – un banchetto in zona Etna Doc e uno stand all’interno della Doc Sicilia – al Vinitaly.

Altro progetto molto apprezzato è quello che fa capo a Michele Faro, cantina Pietradolce presente con la gamma completa dei prodotti. A chiudere il cerchio il responsabile del consorzio con delega alle manifestazioni, Seby Costanzo, presente in area Etna Doc con la sua Cantina di Nessuno in cui insieme al figlio Gianluca e a Raffaele Zappalà ha dato anche la possibilità di degustare il Milice, il cru dell’azienda. Presenti anche la cantina Murgo, Tornatore, Patria e Papale.

Tanta stanchezza per quattro giorni di lavoro a pieno ritmo che rappresentano una grande occasione per raccontare al meglio le diversità uniche che è l’Etna.

Una bella occasione per le aziende siciliane che si sono trovate in un padiglione Sicilia con un’immagine esterna non all’altezza dell’attenzione che il mondo del vino ha dato alla nostra terra. A malincuore dobbiamo ammettere che il padiglione Sicilia è stata ‘abbellito’ con delle scelte grafiche poco riconducibili alle nostre eccellenze e ai nostri vini. Non sappiamo chi sia l’autore, ma fortuna vuole che all’interno le associazioni e i produttori abbiano dato il meglio negli allestimenti e nei prodotti in degustazione, aspetto -quest’ultimo- molto importante ai fini della buona riuscita della manifestazione.

Francesco Chittari
Catanese e siciliano fiero, vista la fuga dei cervelli ha deciso di puntare sul fegato: sommelier del vino e amante delle birre artigianali, organizza eventi coniugando passione, eccellenze e territorio. Non solo il bicchiere, è amante anche dei piatti e della buona cucina. Ama girare e conoscere palmo a palmo la nostra bellissima terra ed esplorare il mare. Curioso e caparbio, ricerca storie interessanti da raccontare. Social per professione, cura il marketing e la comunicazione per le aziende.

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