Il volo e la rinascita: In alto gli “Aquiloni” di Nicola Alberto Orofino

Croce e delizia, eros e thanatos, amore e morte.

Lui è Salvatore, detto Salvo, lei Maria, detta Maddy. In scena due panche a fare da giaciglio, mensa, zattera e scranno di un microcosmo intimista e lieve, nel quale l’incontro tra due sconosciuti si declina evocando storie celebri, letterarie, musicali e religiose.

È “Aquiloni” di Nicola Alberto Orofino, in scena lo scorso fine settimana al Teatro Coppola.

Così Maddy (Alice Sgroi) diventa Violetta, scandalosa e “Traviata”, malata di tisi e d’amore per Alfredo-Salvo (Francesco Bernava), “franca e ingenua”, figura archetipica di tante vite spezzate che attraversano il mondo della femminilità. “Oh gioia. Ch’io non conobbi, essere amata amando.”

Croce e delizia, eros e thanatos, amore e morte.

Sul palcoscenico dell’universo-mondo vagano senza meta, mentre una pioggia di petali che annuncia la primavera, accarezza le loro anime dolenti. “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole.”

Ciascuno chiuso nel freddo della propria pena, da scaldare con bicchieri di vodka e lattine di coca cola bevute tutte d’un sorso. Sempre se stessi Maddy e Salvo, mentre attraversano le vite degli altri, lei prostituta come la Marinella di De Andrè, lui nullafacente figlio di una suora: leggeri e pesanti, spinti verso il cielo dal vento ma, come aquiloni, legati alla terra da un filo. “Bianco come la luna il suo cappello, come l’amore rosso il suo mantello, tu lo seguisti senza una ragione, come un ragazzo segue l’aquilone.”

Uno spettacolo denso di parole – che si imprimono come macchie colorate – e di musica, a raccontare una straordinaria giornata senza pretese, in una dimensione giocosa e straniante, fuori dal tempo. Intensa e commovente Alice Sgroi, Maddalena tatuata, dall’inflessione spiccatamente catanese; disarmante e fragile Francesco Bernava, il Salvatore che tramuta l’acqua in vino. Anime reiette e gemelle, percorrono la loro passione, fino alla rinascita.

Il miracolo è compiuto: il Salvatore è morto, ed è risorto. Applausi. Sipario.