Attraversare la Sicilia più arsa, lasciarsi scivolare alle spalle la strada lungo i bianchissimi muretti a secco e scorgere i campi dorati dalle lunghe spighe quasi mature è un preludio che raramente capita quando si raggiunge una “fiera”.

Il viaggio verso Teruar – la fiera del vino etico comincia così tra le delizie di Scicli, gioiello del Barocco siciliano già dal 2002 Patrimonio dell’Unesco, dove per l’occasione l’associazione culturale Arsura – Sete Etica ha scelto l’ex Convento del Carmine per radunare produttori e winelover in una 4 giorni di festa e approfondimento sul vino etico.

L’evento ha dei padri fondatori: Ignazio Fiorilla, Giuseppe Fiorilla, Bartolo Finielli, Pietro Russino dei giovani eroi dei tempi moderni che hanno dato vita ad un evento di straordinaria bellezza, creando un’atmosfera di energia e cultura ma allo stesso tempo un clima lento, ispirato, benefico.

In degustazione ben 54 cantine e oltre 250 etichette tra siciliane, italiane e francesi, e un programma di masterclass e seminari che hanno appagato la sete di approfondimento su alcuni temi del vino con curatori d’eccezione: la Malvasia con N.E.M.O. – never ending malvasia odyssey-  progetto a cura di Paolo Tegoni, la Liguria, ai suoi vitigni autoctoni e ai vini di Walter de Battè di Primaterra Wine Cinque Terre e infine Marsala e Etna con due degustazioni in compagnia di Giorgio Fogliani.

i vini panteschi di Abbazia San Giorgio

Le celle dei carmelitani sono state formidabili location per i banchi d’assaggio dove soprattutto è prevalso lo scambio tra vignaioli etici (e talvolta epici, capaci di una narrazione efficace e non senza poesia) e consumatori consapevoli, che puntano al bere naturale proveniente da buone pratiche di agricoltura e di cantina, nel rispetto dei cicli produttivi più sostenibili.

Da Marsala, l’area più vocata del distretto trapanese è arrivato Fabio Ferracane, la sua degustazione comincia da un Catarratto in purezza 18 Fod Dree prodotto con il metodo ancestrale, un processo che permette una prima fermentazione in bottiglia con un risultato finale leggermente mosso e con qualche residuo in sospensione, rigorosamente senza solfiti aggiunti, grande aromaticità e piacevolezza. Notevole anche il suo Elisir, un Catarratto che fa una surmaturazione su pianta, un sorso equilibrato e vigoroso che invita alla meditazione.

Dallo stesso distretto anche Badalucco de la Iglesia Garcia, terza generazione alle prese con una bellissima interpretazione di Grillo e Verdejo: un assaggio erbaceo, agrumato e pieno di sound, un vino vibrante. Così come Dos Tierras un blend di Nero d’Avola e Tempranillo, un interessante esperimento d’amore voluto a 4 mani con la moglie Beatriz, spagnola di Madrid, che ha portato in dote i suoi vitigni e un progetto che li rende unici.

A Teruar c’è spazio anche per le micro realtà: come Manlio Manganaro, una produzione di grillo che proviene da 1 solo ettaro a Marsala. Basse rese, nessuna aggiunta di solfiti, il grillo di Manlio è un assaggio di grande pulizia, senza sovrastrutture e proprio per questo godibilissimo.

L’Etna rappresentata nelle sue mille sfaccettature ha dimostrato ancora una volta di essere un territorio vocato ed unico.  Dentro e fuori la doc tanti i vini di contrada che raccontano un lavoro artigianale come Etnella di Davide Bentivegna che ha portato all’assaggio Tracotanza, Petrosa, Anatema, i rossi di contrada da terroir e altitudini diverse; Vigneti Vecchio con Sciare Vive e Contrada Crasà due vini nati sulla scia basaltica delle antiche colate laviche; Sciacca con il giovane Rossobrillo 2018 da Linguaglossa, e ancora più giù direttamente dalle pendici del vulcano Mauro Cutuli con il suo Lato Sud Grottafumata, già produttore di un grande olio, dal 2017 vignaiolo per passione di un nerello mascalese e di un fresco bianco che mette insieme carricante e cataratto con un profilo aromatico di grande intensità. Non manca il vino affinato in anfora: da Cantine del Malandrino a Mascali, nel circuito del grande progetto di agri-ospitalità Bagolarea dove vige il biologico da sempre, Diego Bongiovanni produce un vino che ha tutto il carattere dell’Etna e il passaggio nelle giare di terracotta gli conferisce quel quid di magia.

Da Siracusa l’etichetta Fausta Mansio recupera e fa rivivere il Moscato di Siracusa, una doc quasi perduta fino a 15 anni fa, oggi in buona salute grazie al lavoro di Olaf (enologo dell’azienda) e di chi come lui crede nel territorio, interessantissima la joint venture con Malarazza, il birrificio che con il mosto di uve di Moscato di Siracusa fa Mosca Bianca, una Italian Grape Ale birra bianca fruttata e aromatica perfetta per ogni aperitivo.

Dalla mitica SP68 di Vittoria in provincia di Ragusa la straordinaria Arianna Occhipinti ha narrato un racconto di biodiversità con i frappato in purezza da Fossa Lupo, Bombolieri e Pettineo tre terre differenti che restituiscono tre espressioni diverse di frappato.

C’è anche Pantelleria con la produzione sostenibile di Abbazia San Giorgio, che nel calice riporta tutte le suggestioni dell’ isola ed in particolare i profumi dello zibibbo dal tipico alberello pantesco, declinato in passito e in versione macerato con un lungo contatto con le bucce che cedono al vino un’intensità e una carica aromatica ammaliante.

Da Chiaromonte Gulfi i vignaioli di Vigna Meridio Gaetano Luca, Gianni Salafia, Maurizio Pagano con l’enologo Angelo Di Grazia vanno dritti all’essenza dell’agricoltura riportando in vita e con fatica le antiche pratiche della tradizione per fare un vino eroico e graffiante come Liàma (nome  in dialetto siciliano della fibra vegetale usata per le legature della vite).

E ancora tanti gli assaggi eccezionali: Natalino del Prete, Pierre Frick, Amerighi, Altaripa, La Chiusa, Marilina, Valcerasa. Vini così straordinari che ci si mette una vita per scovarli tutti e Teruar è riuscita a metterli insieme e nella dimensione giusta a beneficio dei bevitori curiosi di ogni età.

All’unanimità i produttori hanno rinnovato la disponibilità per il prossimo anno per una seconda edizione, segniamo in agenda e aspettiamo che sia di nuovo tempo di Teruar!

Valeria Lopis
Mamma ai tempi di whatsapp, sommelier e winelover appassionata, lettrice seriale, 100% made in Catania ma con tanta voglia di importare usi e costumi nord europei, a cominciare dal loro design, così dopo una bella laurea in scienze politiche e tante collaborazioni nel mondo della comunicazione, inizia il suo lavoro nel mondo del design come arredatrice d'interni presso un prestigioso show room catanese. Social quanto basta, orgogliosa proprietaria di un vespone dell'82, a bordo del quale il mondo è sempre un posto bellissimo, capta pensieri ed energie, come tutte le donne è geneticamente predisposta a fare circa 10 cose contemporaneamente, ogni giorno è un nuovo giorno ma la domenica è sempre troppo breve!

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