“Nacqui quando ero molto piccolo e crebbi crescendo”.

 

 

 

 

 

 

M arcello Santocchini, punto di riferimento culinario di migliaia di catanesi e non, pensa che le parole pronunciate da Paperon de Paperoni, personaggio del suo fumetto preferito, siano le più opportune per cominciare la nostra chiacchierata. Una formula breve per descrivere la sua vita.

Un nome, uno chef, un marchio che da oltre quarant’anni cerca di portare novità gastronomiche e di design nella città del “liotro”.

La sua storia comincia nel ’75, quando di rientro da alcuni viaggi in giro per l’Italia, appena ventunenne, andò ad Acitrezza a dirigere insieme ai genitori l’albergo Riviera, preso in gestione. Quel giovane si trovò, sotto mano, la possibilità di portare sulla tavola dei piatti nuovi e fuori dalle righe come il risotto alle fragole, gli spaghetti al cacao o le pennette al caffè.

Il vero esperimento, ispirato a un locale frequentato a Bologna, fu l’inaugurazione della panineria sulla terrazza dell’hotel che prevedeva panini farciti con salsa cocktail e prosciutto crudo, grande novità per chi era abituato a mangiare pane e mortadella. Quell’ondata di modernità permise a Santocchini il tutto esaurito ogni sera.

Nota fondamentale della sua vita sono i viaggi che considera un’occasione per scoprire sempre nuovi sapori da portare nelle sue ricette.

Ma lei è più un curioso girovago o uno chef?

 Anche un’altra sua collega me lo chiese. Credo che partire sia scoprire. Da poco sono stato a NY con la mia famiglia e sto già proponendo delle novità, tra queste una zuppa con i frutti di mare, la panna e i crostini. Il tutto servito in un piatto creato con la pasta di pane.

E’ vero che siamo quello che mangiamo?

“Assolutamente sì, lo vedo. Da oltre quarant’anni servo i catanesi, li conosco e dalle loro scelte capisco se sono dei tradizionalisti o degli innovativi con la voglia di sperimentare. Possiedono delle caratteristiche precise che non hanno più segreti per me.

 Quanto è importante mantenere la tradizione?

 La cucina tipica non va in nessun modo rivisitata, se significa stravolgerla, ma si deve limitare alla decorazione. La nostra tradizione non va toccata, anzi va vista come la nostra storia, un reperto archeologico di cui avere rispetto.

La ristorazione potrebbe rappresentare un rilancio per il turismo?

Sì, noi potremmo fare la differenza. Abbiamo i migliori vigneti e un’agricoltura che potrebbe portarci ai vertici. Potremmo ancora essere il granaio d’Italia con l’aggiunta di numerosi grani antichi come il russello e il tumminia.

 Ha dei consigli per quei giovani che vogliono intraprendere questa professione?

 Partite e sperimentate. Il confronto con le realtà più grandi e innovative è fondamentale, innanzitutto per la crescita personale cosa importante per chi vuole offrire il meglio.

Si può prendere un uomo per la gola?

 Io sono felicemente sposato da 25 anni, ma mia moglie non mi ha preso per la gola. Con me è un po’ difficile, ma per chi volesse provare a conquistare l’altro sesso con il cibo sono disposto a dare consigli.

A che piatto paragonerebbe una donna?

Pasta alla norma. È un’opera forte e importante, ma allo stesso tempo dolce e capace di emozionare.

Il motto della sua vita?

Ovunque, dovunque e con chiunque, ma l’importante è esagerare.

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Laureata in scienza della comunicazione a Catania, é iscritta all'ordine dei giornalisti nel 2011. Curiosa verso il mondo, ama raccontare storie vere, sorridere, l'odore del caffè e la Nutella. Guarda la Sicilia come la terra più bella del mondo e sente la verve dell'Etna scorrere nelle sue vene. Il suo swing si può ritrovare sul suo blog: "Bigodini a Colazione".