“L’ultima Canzone” di Giuseppe Cucè: la rinascita da una delusione

Personalità poliedrica, amore per l’arte e sensibilità sono tra le caratteristiche di Giuseppe Cucè, cantante catanese con due dischi alle spalle e un nuovo singolo appena uscito il 23 ottobre, L’ultima Canzone(clicca qui per ascoltarlo).

«Da piccolo ero appassionato a molte arti, dal canto alla musica fino alla danza, che ho praticato dai 14 anni in su. Come autodidatta cominciai a suonare la tastiera elettronica e a cantare, ma per un periodo mi allontanai da questa strada» racconta Giuseppe nel ricordare gli esordi della sua carriera. «Dopo i 25 anni mi sono riavvicinato al canto entrando in alcune cover band con cui andavo in giro nei locali catanesi a fare gavetta. Negli anni ’90 i talent non erano ancora l’unica possibilità di successo – denuncia con timidezza il cantante – e oggi non è giusto che sia così: bisognerebbe guardare un po’ al di fuori di quello che succede nei programmi tv. Io per esempio non mi sentirei a mio agio in un talent show». La presenza nella movida etnea ha consentito a Cucè di farsi strada nel mondo del canto e di conoscere i membri delle sue band con cui tutt’ora è in contatto. 

La carriera e l’origine del testo

Una gavetta che, dopo i due dischi del 2005 e del 2008, lo ha visto tornare oggi con il singolo “L’ultima Canzone”, composto da Cucè stesso, che con la maturità ha iniziato a scrivere testi, prodotto da Fabio Abate con la collaborazione di Riccardo Samperi e Sabina Caruso. «“L’ultima Canzone” – svela il cantante – ha per tema la dipendenza affettiva che può nascere sia in amore sia in amicizia. Da una parte c’è una persona sensibile, dall’altra un narcisista: chi si lega a qualcuno vede in quest’ultimo la proiezione di un sogno, non percepisce subito chi si cela realmente dietro l’apparenza». Il testo di questo brano prende spunto da un’esperienza deludente realmente vissuta da Giuseppe: «Scrissi questa canzone nel 2010, a seguito di un’amicizia appena conclusasi, ma poi con l’affievolirsi del sentimento la accantonai. Oggi ho rivissuto un’esperienza simile e ho recuperato il testo dal cassetto». Quello di Cucè non è uno sfogo, ma un mezzo per esorcizzare la delusione: «“L’ultima Canzone” è una lettera aperta, è l’ultima parola che non puoi dire in faccia a un narcisista poiché nel momento in cui la vostra amicizia finisce egli sparisce come se nulla fosse. La parte psichedelica finale della canzone – continua – è uno sfogo della mia interiorità, quasi una realtà alternativa e più vera che prende il sopravvento». 

L’ultima parola di tutti i delusi

Con questo testo Cucè dà voce a tutti coloro i quali hanno vissuto simili crisi e ne devono uscire: «Chi entra in una dipendenza affettiva diventa carnefice di se stesso e fa del narcisista a cui si lega un altro carnefice, quindi è doppiamente vittima». Dopo la rottura c’è una rinascita da un momento di aridità, che nel video della canzone è simboleggiato dall’ambientazione: «Ho scelto di girare il clip sui Crateri Silvestri, tra gli aridi monti neri dell’Etna che appare come un paesaggio lunare e asettico. La nostra montagna devasta e rigenera, dalla sua terra si rinasce così come si deve rinascere dalla sterilità affettiva che lascia una delusione».

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