Etna, cosa sarà di questa vendemmia?

Di Francesco Chittari
Nuovi impianti di Antichi Vinai, Passopisciaro Castiglione di Sicilia.

Gli occhi azzurri come il mare in cui sfocia l’Alcantara o come il cielo azzurro che si scorge nelle belle giornate da Castiglione di Sicilia,  uno dei “borghi più belli d’Italia” in cui i vini dell’Etna hanno casa. È qui, in uno dei vigneti della zona, in cui è possibili perdersi negli occhi di Graziella.

Lei e tutta la sua famiglia si occupano della raccolta dell’uva.

“Oggi ottanta cassette di nerello e finiamo. Domani siamo in un’altra cantina qui vicino, e al solo pensiero che l’impianto è più giovane e le uve più basse mi viene il mal di schiena” è il commento della mamma di Graziella.

La vendemmia è iniziata. Per qualcuno è stata già una grande festa. Certo, non per tutti, ma già da qualche giorno le uve preposte alla base spumante sono state raccolte. Così come le uve a bacca bianca e in qualche terrazza a bacca rossa. Eppure bastano pochi metri di distanza per far variare la maturazione delle uve.

“Forse l’uva ha una gradazione inferiore delle aspettative. Abbiamo scelto di raccogliere comunque – ci confida Giuseppe Mannino, di Tenute Mannino di Plachi – perché in ottimo stato e visto il tempo incerto ci spaventa che si danneggi”. È così d’altronde, il lavoro di un anno può essere cancellato da qualche minuto di grandine. Come quella che ha colpito qualche giorno fa il versante est dell’Etna, la zona elevata per la produzione dell’Etna bianco superiore.

“Noi non abbiamo subito danni. Abbiamo avuto la fortuna di raccogliere qualche ora prima che la grandine colpisse Milo, Trecastagni e Viagrande” continua Simone Foti de I Vigneri, figlio d’arte di uno dei volti dell’Etna – Salvo Foti – che a Palmento Caselle concentra buona parte della produzione etnea. “Ho sentito che in giro hanno avuto qualche problema: la grandine è stata fitta e di grandi dimensioni. Certo, per noi è stata una bella vendemmia anche se le piante con questi cambi repentini, senza mezze stagioni, soffrono” prosegue Simone al telefono.

“Non abbiamo ancora raccolto le uve a bacca nera, penso che lunedì potremmo iniziare” ci dice Gina Russo, presidente della Strada dei vini dell’Etna che insieme al fratello guida l’omonima cantina. 

Forse è presto per fare bilanci, però in tanti hanno già completato. “Sono giorni pieni, noi di nostro abbiamo nove ettari di proprietà e tanti sono i nostri conferitori, ma tanto lavoro è dato dalla lavorazione conto terzi”. Così Viviana Gangemi, la nuova generazione di Antichi Vinai che ha scelto di specializzarsi in enologia, ci completa il quadro di questa vendemmia. È qui a Passopisciaro, piccola frazione e centro nevralgico del vino che in quella che era una distilleria oggi sorge la loro cantina. Una tradizione che si tramanda da padre in figlio, in cui ognuno vuole mettere del suo.

“Questi sono i miei figli – ci dice guardando i nuovi impianti ad alberello che sono stati piantati poco distanti dalla cantine – li ho visto piantare e oggi crescere. Tra qualche anno vedremo i frutti”.

È un mondo che attira e innamora tanti giovani che decidono di mettere cuore, sudore e passione. È l’Etna che cambia.

In questi anni i prezzi delle uve sono schizzati alle stelle, soprattutto le uve a bacca bianca. La forza economica dei tanti grossi che hanno investito sull’Etna – oltre a portare lavoro – ha fatto saltare accordi con i conferitori che si sono venduti al miglior offerente. Eppure tanti impianti entreranno in produzione e gli stessi che fino all’anno scorso cercavano uva oggi ne avranno a sufficienza. Volti che cambiano, paesaggi che mutano così come i sistemi economici. Vedremo cosa ci aspetterà nei prossimi anni. Intanto c’è una certezza: sull’Etna non serve più fare qualità, occorre inseguire l’eccellenza.

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