Escher e le geometrie impossibili

È tempo di smarrirsi nei labirinti visionari

Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile.”
Impossibile, parola d’ordine per accedere alle visioni folli di Maurits Cornelis Escher, l’incisore e grafico olandese in mostra da oggi fino al 17 settembre a Catania, al Palazzo Platamone.

Mondi riflessi, illusioni ottiche, prospettive paradossali, forme che si perdono nel loro infinito riproporsi. Escher affascina e stupisce, conduce lo spettatore dentro magici dedali fatti a scale, e lo lascia lì, sperduto, in mezzo alle sue creazioni labirintiche.

Ambiguità visive e binomi concettuali – il bianco e il nero, negativo e positivo, sopra e sotto – su codici matematici e geometrici a sublimare il paradosso escheriano.

Oltre 200 opere divise in otto sezioni, universi culturali che si intrecciano e riflettono in un itinerario espositivo che è un viaggio all’interno dello sviluppo creativo dell’artista, partendo dalla radice liberty della sua cultura figurativa, soffermandosi sul suo amore per l’Italia e individuando nel viaggio a L’Alhambra e a Cordova la causa scatenante di un interesse per le forme geometriche già ampiamente presente nella sua vena creativa.

Accanto alle incisioni, alle mezzetinte, e ai disegni a matita e china, anche numerosi documenti, filmati, le copertine degli LP – tra le quali la litografia per la cover di “On the run” dei Pink Floyd – le proiezioni di “Labyrinth” e “Una notte al museo 3” ispirati alle visioni escheriane, che insieme a suggestive installazioni didattiche e interattive propongono possibili chiavi di lettura del rapporto che Escher ebbe con il mondo dei numeri e della percezione visiva.

In Sicilia poi Escher sviluppò parte della sua matura produzione e gli studi sulle forme che lo hanno reso celebre. La ricerca di luoghi unici, solitari e sperduti, trova in Catania la sua città ideale: nascono così “cartoline” di litorali dove la città è vista dal porto con barche a vela appena ormeggiate in un pomeriggio al tramonto, col Duomo dedicato a Sant’Agata a fare da quinta e, sullo sfondo, fra la foschia di nuvole basse, si erge la grande mole dell’Etna fumante. Studia al contempo l’irrompere del disordine della natura realizzando una serie di litografie che hanno per soggetto l’Etna, ritratta da diverse angolature e da visuali di paesi vicini. Ma anche le colonne e i prospetti degli antichi templi greci di Segesta, il chiostro di Monreale, la veduta aerea della Cattedrale di Cefalù.

L’evento è promosso dal Comune di Catania, prodotto e organizzato dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M. C. Escher Foundation, ed è stato fortemente voluto dal sindaco Enzo Bianco, e dall’assessore ai Saperi e alla Bellezza Condivisa Orazio Licandro, che dopo gli oltre 50 mila visitatori registrati al Museo della Follia, scommette adesso sulla eschermania.