Dj Fabo ed il suo ultimo “pezzo”

La libertà di vivere coincide con la libertà di morire?

Non so se oggi riuscirò a scrivere questo pezzo”bene” come vorrei, perchè mi sento molto coinvolta emotivamente.
Ho un bruttissimo rapporto con il pensiero della morte,  ma comunque, ci provo.

Si, io sono una di quelle che sostiene che nella vita, comunque “bisogna provarci”.
Meglio pentirsi di qualcosa piuttosto che aver il rimpianto di non averla mai fatta.
Quella che sto per raccontare, è una di quelle storie dove peró non si puó tornare indietro.
Fabiano Antoniani, ovvero Dj Fabo ha smesso di porre fine alle sue sofferenze ed alla sua, (diciamolo) vita di m, decidendo di morire.
Fabiano faceva il Dj, amava la musica, amava la Vita, ma un giorno, un brutto giorno, la sua vita si è trasformata in un inferno a causa di un brutto incidente stradale.
Fabiano non aveva la cintura ed è sbalzato fuori dall’abitacolo della sua auto diventando una vittima della strada, cieco e tetraplegico.

“Indossate la cintura di sicurezza”.
Queste le sue ultime parole scritte da Fabiano in un comunicato che grida forte che di vita ne abbiamo una e che dobbiamo darle il valore che merita.
Fabiano (Dj Fabo non mi piace) ha scelto di morire, ma per farlo è dovuto andare in Svizzera.
Accompagnato ed assistito dai suoi cari e da Marco Cappato.
Avvocato, deputato europeo di “colore” radicale, ma soprattutto tesoriere della fondazione Luca Coscioni.
Luca Coscioni era un politico la cui vita è stata segnata dalla sclerosi multipla, egli lottava per l’eutanasia legale e da qui la fondazione a suo nome.
E si, perchè in Italia c’è la Chiesa ed haimè dobbiamo fingere tutti di essere bravi buoni e perbenisti al punto da dover accettare per dogma una vita che più vita non è.
Gli unici paesi Europei dove l’eutanasia non è ammessa sono l’Italia, l’Irlanda dove si rischiano fino a 14 anni di carcere, la Grecia e la Romania dove chi fa ricorso alla pratica illegale viene punito con fino a sette anni.
Ed è cosí che se un individuo vive lapidato dalle sofferenze, per staccare la spina (in tutti i sensi) deve andarsene lontano.
Non importa quanto, importa che nel 2017 questo paese non si adegua al mondo che cambia, nel bene e nel male.
E mentre Marco Cappato, il tesoriere della Fondazione Luca Coscioni, si consegna alla polizia, dichiarandosi colpevole di un suicidio assistito, noi cosa facciamo?
Noi scriviamo post su Facebook pensando che la nostra opinione valga qualcosa.
Cosa penso?
Penso che fino a quando il nostro Stato sarà indifferente ad argomenti simili, noi non saremo liberi.
Penso che, fino a quando accetteremo inermi il bigottume di questa chiesa, saremo intrappolati.
Penso che la libertà di vivere paradossalmente coincida con la libertà di morire, tanta gente, tantissima dovrebbe avere il diritto di morire in pace, ponendo fine alle proprie sofferenze.
Il mio non è un giudizio insindacabile, ma è un pensiero, un pensiero che sono certa sarà condiviso da molti di voi.
Qualora non lo fosse, va bene lo stesso.
Prima di scrivere questo pezzo, ci ho pensato tanto, avevo pensato anche che forse Fabiano avrebbe preferito il silenzio, ma poi ci ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che ad un Dj (passione che condivido) piace farsi ascoltare.
Ciao Fabo.
Spacca le casse, ovunque tu sia.

Sarah, mamma di Andreas. British nello stile, terrona nell'anima. Founder e manager di Pop Up market Sicily e responsabile comunicazione eventi del Four Points by Sheraton hotel & conference Catania. Runner, rompiscatole e tatuata. Innamorata della sua vita e di quello che fa, trasforma le difficoltà in opportunità, emana energia positiva a 200km di distanza. Attenzione! È il direttore creativo di Sud Look!