Un capitolo della storia contemporanea ancora avvolto dal mistero. Anche se c’è chi, nonostante le difficoltà, ha continuato e ancora continua a cercare le scomode verità, restituendo la memoria di quanto accaduto, tra Italia e Argentina, alla fine degli anni Settanta.
Come Federico Tulli, giornalista professionista specializzato in vicende latinoamericane, che con il suo Figli Rubati squarcia la cortina di fumo che ammanta una vicenda tra le più dolorose dell’età contemporanea, perché ancora viva e sentita da chi ne fu vittima.
Quella dei desaparecidos e dei figli delle donne e degli uomini scomparsi dal cosiddetto Cono Sur, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay. E racconta anche il processo – vero e proprio evento – che si è aperto a Roma il 12 febbraio 2015 – per i crimini di lesa umanità subiti da 42 persone (tra cui 22 di origine italiana) sequestrate, torturate, uccise e scomparse nell’ambito del Piano Condor. Un accordo internazionale per reprimere l’opposizione, facendo scomparire una intera generazione di cittadini impegnati nella difesa dei diritti umani e della democrazia, al quale ha preso parte anche l’Italia.
L’autore sarà a Catania  oggi 17 marzo, alle ore 18, per parlare del suo lavoro di inchiesta: un’indagine sul coinvolgimento del Belpaese nella scomparsa di centinaia di cittadini, e nel rapimento dei figli dei desaparecidos, molti dei quali ceduti a famiglie italiane e oggi privi di una reale identità.
Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato in Argentina il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Una pagina nera della storia, sulla quale pesa anche il ruolo svolto dalla Chiesa, spesso connivente. Il ruolo, spesso ambiguo, della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è poi ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un’inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati alle donne “sovversive” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, con la complicità di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina dai fautori del Condor.
L’incontro con Federico Tulli, fortemente voluto da Giordana Giuffrida, ex coordinatrice dell’Uaar Catania, si svolgerà presso il Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’Università di Catania (via Dusmet 163). Interverranno Rosario Mangiameli, docente di storia contemporanea, Melania Tanteri, storica e giornalista, Ana Victoria Guarrera, ricercatrice in Storia contemporanea, Vincenzo Maimone, docente di Filosofia politica e Giuseppe Barone, preside di facoltà.