“Ci siamo accorti che il Nerello mascalese risponde bene alle lunghe permanenza sui lieviti. Stasera degusteremo un sessanta mesi, ma stiamo lavorando a uno spumante con una maggiore permanenza sui lieviti, vogliamo andare verso i sette anni”. Con questa anticipazione Giuseppe Destro, della cantina etnea Destro, comincia la Serata “In bolle”. Siamo da Ninnetti, la trattoria a conduzione familiare che dal 2008 riscopre piatti della tradizione siciliana, in cui Marco Cavallaro con “mamma, papà e zia Teresa” offre una proposta senza Chef: “siamo ristoratori per passione” e lo ripete sempre a tutti gli ospiti del locale.

Proprio per passione per il vino e in particolare per le ‘bollicine’ che insieme alla moglie Stefania, Marco ha pensato a una serata in cui abbinare alla cucina della famiglia Cavallaro i vini spumanti della cantina Destro.

È un momento di particolare attenzione per i vini dell’Etna e soprattutto per gli spumanti, prodotti che negli ultimi anni sono parecchio curati dalle cantine etnee che stanno sperimentando tanto verso questa direzione: il numero di spumanti sull’Etna è cresciuto e in tanti altri stanno cominciando a spumantizzare, a conferma che sull’Etna è possibile offrire – oltre che grandi bianchi, rossi e rosati – degli spumanti di qualità.

Ad aprire la serata un benvenuto con focaccia e degustazione di olio extravergine di oliva Monte Etna DOP “Pure Colline essenza Verde” dell’azienda Soal. Si inizia con una idea chiara che accompagna le scelte di Marco nella gestione del locale: “l’Etna è sicuramente bellezza, vulcano e attrazione turistica, ma non possiamo dimenticare tutte le eccellenze che grazie a questo meraviglioso territorio riusciamo a produrre: vino e olio sono solo degli esempi che accompagnano i nostri piatti, ma gli ingredienti che si riescono a produrre ai piedi del vulcano sono unici”.

“Nella degustazione abbiamo i nostri vini spumanti, – continua Giuseppe Destro – tutti metodo classico, che ci danno una idea di come provare a domare il Nerello mascalese nei diversi risultati con permanenze e dosaggi diversi”. Uno stesso vitigno della stessa azienda che viene prodotto in etichetta sotto il nome di ‘Saxanigra’ (sabbia nera, a richiamare le caratteristiche del vulcano) nelle versioni ‘Dosaggio Zero’, ‘Brut’, ‘Brut’ sessanta mesi e Rosè.

I vini sono stati rispettivamente abbinati aduna Tartara di spada jonico su carpaccio di polpo, un arancino al ragù di pesce in fonduta primosale, “il pastellato e l’arrosto” un piatto con baccalà fritto in padella e le beccafico alla Ninnetti – arrostite – con contorno di insalata di cavolo trunzo di jaci, ed infine un altro piatto forte della cucina di Ninnetti la pizza servita in tranci con la mortadella e pistacchio, e con burrata e acciuga di Licata. A concludere la cena il tocco di mamma Laura con il semifreddo alle mandorle.

“Da Ninnetti siamo una famiglia allargata in cui ogni nostro collaboratore è parte della stessa, e grazie a ognuno di loro e a questo spirito famigliare che in sala come in cucina riusciamo a proporre un’esperienza diversa”. Così prima di ringraziare tutti gli intervenuti conclude la serata Marco, omaggiando ancora una volta Stefania “per aver voluto fortemente questa serata”.

“Ero seduta in uno di questi tavoli quando ho scoperto il Saxanigra Rosè, un vino che mi ha fatto innamorare dell’azienda Destro e di Marco, oggi mio marito” ci confessa Stefania che ha fortemente voluto cominciare proprio da questa degustazione perchè Ninnetti è in fondo una storia di amore, quella sua e di Marco sicuramente, ma soprattutto quella che unisce la famiglia Cavallaro: il nome Ninnetti non è altro che l’unione dei vezzeggiativi amorosi di papà Armando e mamma Laura, rispettivamente Ninni ed Etti, che hanno cominciato ad essere “ristoratori per passione”.

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