di Martina Tolaro
C’è un’Italia poco raccontata e distante dal turismo di massa, che pure porta con sé la storia più intima della nostra cultura. Quella dei centri di provincia, quella dei borghi. Un’Italia poco nota che pure ha dato i natali a figure di statura internazionale, nomi che accendono un moto d’orgoglio in Italia e di ammirazione oltre il confine. A questa Italia Edoardo Sylos Labini dedica Le Città identitarie (Rai Libri), presentato il 31 ottobre al Romano Palace Art Collection Hotel di Catania con la moderazione della giornalista Giovanna Caggegi e con il contributo di Marco Giorgetti, direttore del Teatro Stabile.
Il libro è un itinerario in 20 tappe, una città di provincia per regione, nato dall’esperienza di CulturaIdentità, fondazione e rivista culturale che dal 2018 difende e promuove le radici storiche e il patrimonio identitario italiano. Lo stesso sguardo anima Radix, il programma di divulgazione culturale che l’autore conduce su Rai 3.
Se oggi il concetto di “identità” è piuttosto controverso, come sottolinea Caggegi, Sylos Labini chiarisce: «Solo nel rispetto della propria identità ci si può incontrare con gli altri, senza andare allo scontro». Ed è un’identità che si oppone alla globalizzazione omologante. Un’identità, per l’appunto, fatta di “biodiversità culturale”. All’omologazione si oppone l’Italia “dei mille campanili” (come ricorda Enrico Coppotelli in prefazione), la provincia fatta di musei, castelli, paesaggi, piccoli teatri e di tutto quel patrimonio culturale minore ricco di memoria collettiva.
Sul teatro prende parola Giorgetti, che per ricucire la rete delle tournée nei piccoli centri guarda al modello dell’ETI, ripartendo dai borghi che custodiscono ancora un’identità per «una rete forte» che riparta da chi ha animato quei luoghi. «L’identità non è una certezza, ma una costante domanda», ha aggiunto citando un maestro della scena. Per lo Stabile, che nel 2028 compirà settant’anni, la rotta è mediterranea: «Mediterraneo significa collegamento, significa restare in relazione».
Il viaggio de Le Città identitarie comincia a Pomezia, città natale dell’autore, dove secondo Virgilio approdò Enea con Anchise sulle spalle: il pater familias più che il guerriero. Lì riposa Sergio Leone. Da Lecce a Trieste, dalla Norcia di San Benedetto e della dimenticata Santa Scolastica alla Pavia di Alessandro Volta, la narrazione procede poi per corrispondenze inattese tra passi del libro, ricordi e aneddoti: Leonor Fini, pittrice e amica di Alida Valli con la quale debuttò Sylos Labini nel 1995. Lo zio di lei, Ettore Tolomei.
Caggegi richiama il proverbio catanese “cu nesci arrinesci”: molti talenti sono dovuti partire per affermarsi, come il giovane Puccini che va a piedi da Lucca a Pisa per vedere l’Aida di Verdi e torna deciso a lasciare la provincia. Ma alla provincia, spesso, sono tornati. «Il vero patriota è colui che ama il territorio dove è nato» conclude Sylos Labini. È da lì, suggerisce il libro, che l’Italia può ricominciare a raccontarsi.