L’edizione 2019 di Contrade dell’Etna la ricorderemo per essere stata la prima in 12 anni ad essersi sdoppiata in due tempi consentendo solo per il secondo giorno la degustazione e l’assaggio dei vini in commercio, la archivieremo come una delle più umide, la conserveremo nella memoria come un insieme corale di produttori che iniziano a costituire quel capitale umano dell’Etna che ha maturato un così alto valore agli occhi del mondo.

La novità assoluta per la manifestazione ideata e organizzata da Vini Franchetti è stato lo svolgimento in due parti, il 14 e 15 aprile scorso, assecondando i tanti produttori che da anni chiedono a gran voce la possibilità di portare in una piazza così importante non solo le prove di vasca e gli assaggi comprensibili ai palati più tecnici, ma anche le etichette pronte ad abbracciare un pubblico più ampio.

Il patio del Castello Romeo di Randazzo (CT) ha accolto le 75 cantine etnee presenti, ciascuna con il suo terroir e con la propria interpretazione di vino, tutte confluenti in un’immagine forte di un distretto etna doc unito e compatto.

Dopo aver incassato un grande successo al Vinitaly, le cantine del vulcano hanno mostrato tutto il potenziale delle contrade così diverse fra di loro, complesse e sfaccettate, accomunate dal livello altissimo di qualità ed eleganza raggiunta.

L’atmosfera nei 2 giorni dell’evento è stata assai vivace fra le contrade del vulcano dove diverse cantine hanno aperto i battenti a festa creando un clima da “fuori contrade”, un evento parallelo itinerante, come i pranzi country chic di Pietradolce.

Il contributo economico richiesto per partecipare alla manifestazione ha falciato via parte dei produttori più piccoli, ma Contrade continua a crescere in termini di attrattiva e di pubblico, sempre molto eterogeneo e con una quota di diversi stranieri avvistati fra gli stand, segnale che l’Etna esercita un fascino sempre più intenso che richiama winelovers da ogni dove.

L’Etna del vino ha mostrato tutto il suo appeal in questa fredda ma intensa edizione, sembra quasi di sentire le parole di Stevie Kim (Managing Director di Vinitaly International) che in occasione dell’ultimo Vinitaly ha definito il vulcano e il suo vino “sexy”, una visione condivisa da Antonio Benanti, Presidente del Consorzio Etna doc che incontriamo all’evento: “Ero presente quando è stata usata questa definizione, peraltro durante un’importante presentazione al Vinitaly, sono assolutamente d’accordo con Stevie Kim perché anche se l’Etna rappresenta solo 950 ettari sui 97 mila siciliani e 3.600 mila bottiglie, è nel complesso una zona di nicchia, ma si tratta di un territorio che racchiude anche un altissimo potenziale sempre più apprezzato, conosciuto e desiderato”.

Un momento eccezionale quello che stiamo vivendo sul vulcano: l’energia, la voglia di fare e la qualità, un fermento che stimola anche l’enoturismo, sensazione confermata da Gina Russo Presidente delle Strada del vino dell’Etna che alla manifestazione ha sottolineato il valore del contributo di ogni cantina: “Sull’Etna si produce qualità. Un’eccellenza che vogliamo promuovere in pieno, una delle iniziative più belle che voglio ricordare è il treno dei vini dell’Etna che a breve riparte con i suoi percorsi tra colate laviche e vigneti, in una dimensione che mostra il paesaggio etneo da una prospettiva unica”.

Fra gli stand di Contrade 2019 tantissime le novità fra progetti appena costituiti e vini di contrada che arricchiscono le produzioni anche delle cantine più strutturate: Nicosia ha presentato un nuovo vino di contrada San Nicolò, stesso versate Sud Est ma suoli ed esposizione diverse rispetto a Monte Gorna, Tenute Mannino di Plachi ha deciso di far debuttare il loro nuovo rosato luccicante e vivace, un progetto fortemente voluto da Arianna Vitale braccio destro del produttore Giuseppe Mannino, l’enologo Pietro Di Giovanni presente con le 4 famiglie de I Produttori Etna Nord ha raccontato della sua personale poesia con Cuore di Marchesa, un assaggio indimenticabile soprattutto in bianco.

E ancora Benanti ha presentato nuovi vini di contrada, tra i quali il Contrada Cavaliere riconducibile all’inconfondibile stile di famiglia con spunte agrumate ed erbacee già riconoscibili, Monteleone al suo secondo anno di partecipazione ha portato in degustazione i propri vini provenienti da terreni vicinissimi al fiume Alcantara che la stessa Giulia Monteleone definisce “grassi” grazie al sorso vigoroso e pieno, Tenute di Nuna dalla piccola frazione di Fornazzo fra sciare e ginestre ha presentato un bianco solleticante, fresco, profumato, un debutto anche per Oro d’Etna alla sua primissima partecipazione alla manifestazione.

Non mancano le conferme: Pietradolce con un rosato luminoso e fine, e il bianco già attraversato da note vegetali avvicenti, Palmento Costanzo con i rossi che profumano di foglie d’autunno e di ceneri vulcaniche ha mostrato i suoi tannini astringenti e vorticosi dal finale lunghissimo, Costantino con un bianco minerale piacevolissimo, Tenute Bosco delle sorelle Alice e Sofia Ponzini con il loro rosato Piano dei Daini sempre strepitoso, un progetto al femminile dalla vigna alla cantina che vede al lavoro una filiera di donne e il supporto di Salvo Giuffrida, i vini di Franchetti hanno sfilato in ordine di Contrada con i loro tannini eleganti e setosi, il Mareneve sapido e agrumato di Federico Graziani, il Valcerasa da Contrada Croce Monaci che evoca i sentori di gelso bianco firmato dalla vigna alla cantina da Alice Bonaccorsi e suo marito, il grande Curtaz con i suoi vini complessi e verticali, Mario Paoluzi dell’etichetta I Custodi delle Vigne dell’Etna con un rosso selvatico e scattante, lo stile intenso del Milice di Cantine di Nessuno, Tenute Orestiadi con un bianco nel quale i frutti dell’Etna sono già riconoscibili e intriganti, Tenute Bastonaca con un brillante etna rosso nobile e prezioso.

L’obiettivo di rappresentare le biodiversità e le innumerevoli sfaccettature del vulcano è pienamente centrato e di fatto il caso Etna diventa appetibile come un brand nel quale la bellezza naturale del vulcano patrimonio dell’umanità incontra la classe e l’eleganza dei vini identitari e unici delle contrade.

Valeria Lopis
Mamma ai tempi di whatsapp, sommelier e winelover appassionata, lettrice seriale, 100% made in Catania ma con tanta voglia di importare usi e costumi nord europei, a cominciare dal loro design, così dopo una bella laurea in scienze politiche e tante collaborazioni nel mondo della comunicazione, inizia il suo lavoro nel mondo del design come arredatrice d'interni presso un prestigioso show room catanese. Social quanto basta, orgogliosa proprietaria di un vespone dell'82, a bordo del quale il mondo è sempre un posto bellissimo, capta pensieri ed energie, come tutte le donne è geneticamente predisposta a fare circa 10 cose contemporaneamente, ogni giorno è un nuovo giorno ma la domenica è sempre troppo breve!

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